Daniele Celona @ Serraglio (Milano): il report

Collaborazioni importanti (Benvegnù, Capovilla, in passato Levante), un disco forte e concreto, Abissi tascabili, che sarà presentato ufficialmente proprio stasera e un locale che è adatto a sonorità ruvide. Eppure approcci il concerto di Daniele Celona pensando di trovarti di fronte fondamentalemente un cantautore, con tutto il bagaglio che questa parola si porta appresso.

Invece scopri che Daniele Celona è una rock band, nel senso che tutto quello che sui suoi tre dischi pubblicati finora (più un live) poteva essere stato accennato, suggerito, proposto in nuce, nel contesto del concerto milanese al Serraglio risulta amplificato e indurito.

amandla, serraglioL'apertura della serata è di qualità, con gli Amandla, che sarebbero un quartetto ma sul palco per ragioni logistiche si presentano in due (chitarra classica e chitarra elettrica) con batteria e basso che rimangono giù dal palco.

Ma al di là dell'impressione visiva curiosa, con i due che si pongono ai lati opposti del palco, i ragazzi dimostrano di saperci fare, con alcuni brani di impronta cantautorale e con l’integrazione fra chitarra acustica ed elettrica in ottica comunque morbida.

Poi sale sul palco Celona: nonostante il suo travestimento quasi da Indiana Jones (cappello, gilet di pelle, spillette) spacca tutto spesso e volentieri.

Memorie di un ESP, con la sua lunga intro psichedelica, in cui si maschera l’accordatura degli strumenti, comincia a proporre i piatti forti della serata, con un impatto molto forte e rock da subito.

Fra luci gialle e riflessi, ci sono anche canzoni che mettono in primo piano sofferenze ma sempre senza prescindere da suoni molto robusti. La formazione a cinque vede due chitarre (Celona con la Stratocaster), basso, batteria, tastiere ed effettistica varia, con la piovra alle spalle a fare da animale totem e interventi di live painting, perfettamente in linea con le idee del disco, accompagnato da una narrazione a fumetti.

E il clima è misterioso dentro pezzi come Acqua, gridata a squarciagola da molto del pubblico. Del resto il pezzo è vivo, forte e trascinante, quasi un anthem. Mentre le luci diventano rosse parte Orfeo, un po’ meno percussiva (ma non troppo).

Daniele Celona: "Belli de zio" ed elettricità

Celona ringrazia sempre a mani giunte sempre, aggiunge anche un “belli de zio” e interagisce con il pubblico. "Aspettavamo solo questo momento per tornare a Milano, fra l’altro in elettrico". E quanta elettricità ci sia lo si conferma presto, anche con una HD Blue che ha un'intro suggestiva e soffusa, per sfociare però in un trionfo doloroso e convinto.

Ma si può fare anche qualcosa di più ruvido: per esempio con SSRI (e se sarai), quella di “scappiamo lontano da qui/dai seni grandi di madre collera”. La furia non è destinata a placarsi, anzi.

Difficile individuare punti culmine e punti di stanca nel set, che risulta molto omogeneo. Ogni tanto si parte piano, si prende fiato, si cerca un riposo che non è uno sfogo, ma piuttosto un modo di insistere sulle proprie ferite.

Particolarmente ricca di pathos Shinigami, singolo e video molto Sin City tratto dall'ultimo disco, con recitati e parlati, in un vero e proprio cartoon che non perde un battito nemmeno nella riproposizione appuntita che Celona fa sul palco.

La figlia dell'uomo nero prova a usare più il fioretto della sciabola, anche se il finale si innervosisce. Tre canzoni per i bis: si riparte con Sud Ovest, e le idee sono più o meno coerenti con il resto della serata, tra rabbia e suggestione. Poi Mille colori e chiusura, di nuovo psichedelica, con Atlantide.

Mentre si cammina nella periferia milanese si riflette su una serata notevole, con l'impressione che Celona e compagni potrebbero reggere anche platee più vaste, che probabilmente andranno a incontrare prossimamente.

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