Abbiamo parlato poco tempo fa di Danilo Vignola, virtuoso dell’ukulele elettrico e del suo ultimo disco, Ukulele Revolver. Il musicista, insignito del premio per il miglior musicista di ukulele elettrico nel 2010, ha risposto a qualche nostra domanda.

Puoi raccontare la tua storia?

Grazie agli studi universitari ho avuto la possibilità di vivere per un lungo periodo in Spagna dove ho conosciuto l’ukulele. Amavo molto l’Heavy Metal, la musica mediterranea e la chitarra, ma con l’ukulele ho esplorato e vissuto esperienze che non avrei mai immaginato.

Vista la sua singolare originalità, e la sua scarsa popolarità in quegli anni (2008) il chitarrino a quattro corde da subito è stato ben accetto negli ambienti alternativi, culturali e di avanguardia.

Cosi ho potuto condividere sperimentazioni creative viaggiando in solitaria in mezza Europa dai palchi ai caffè letterari, accompagnando poeti, dj, band, orchestrine, rapper…

Come nasce il progetto “Ukulele Revolver”?

Dopo questa esperienza estera, ho portato il mio bagaglio di conoscenza in Italia. Poco pronta, la mia patria, a certe divagazioni creative, v’è stata una sorta di esplosione artistico-comunicativa che ha proiettato l’ukulele a un’ascesa incredibile.

Diventato un fenomeno, un simbolo, ormai, della sperimentazione e della musica alternativa (soprattutto nel sud). Ukulele Revolver nasce da collaborazioni con amici, come una raccolta di ricordi, poi è diventato un disco che porta a coronamento, in parte, alcune delle mie esperienze.

Nel tuo album si passa agilmente dal jazz al progressive, dalla tarantella al flamenco: risultato delle tue preferenze musicali oppure c’è anche la volontà di dimostrare la versatilità del tuo strumento?

Sono melodie che si raccontano con abiti diversi, profumi e ornamenti propri. La versatilità sta in chi ascolta piuttosto che nello strumento che suona.

Come nasce la collaborazione con Martin Cockerham?

Durante uno dei suoi infiniti viaggi, il padre fondatore del folk psichedelico inglese, “il primo ukulelista pop”, è capitato nella mia regione, la Basilicata (credo in occasione del matrimonio della figlia del regista Francis Ford Coppola, lucano anche lui d’origine).

Dopo una sua breve permanenza ha voluto conoscermi. Aveva sentito parlare della mia musica, anche perché non si spiegava come faceva a essere così popolare l’ukulele in una regione che apparentemente non ha nulla a che vedere.

Abbiamo trascorso varie giornate insieme e alla fine abbiamo registrato insieme come sigillo di un’amicizia e stima reciproca.