De.Stradis, “Appartengo al mare”: la recensione

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Appartengo al mare è il disco d’esordio di De.Stradis, anticipato dai singoli Un Vortice, Tu somigli e Cit. feat. Nico Arezzo: undici tracce, nate da due anni di crescita personale in cui ha sentito la necessità di approfondire il proprio percorso creativo, dedicandosi alla scrittura con l’obiettivo di far emergere la parte più autentica della sua espressione.

Cantautore di origine pugliese, De.Stradis ha perfezionato la sua formazione al Conservatorio di Bologna, per poi maturare un’importante esperienza live in Italia e in Europa. Tra gli otto finalisti di Musicultura 2024 con il brano Quadri d’autore, da oltre dieci anni collabora con il polistrumentista, autore e produttore Filippo Bubbico, che ha contribuito a definire il suo sound: un’elegante fusione di tradizione italiana e influenze internazionali, che spazia dall’r&b al soul, dal jazz al pop, accompagnata da testi universali e diretti.

De.Stradis traccia per traccia

Dopo una rapida Intro suggestiva, si parte da voce e pianoforte con Appartengo al mare, title track intima ma molto appassionata, costellata di ricordi e di immagini, come a voler sfogliare un album, fino all’ingresso degli “altri” strumenti: “E lasciami andare/che se no divento troppo grande per sbagliare“.

Chitarra che arpeggia e accenna ne I primi della lista, che ragiona di coca zero in bottiglie di vetro e di poliamore, in una canzone che ha un sottofondo ironico e qualcosa della black americana anni ’80.

Scadenze protratte e indignazioni mal riposte in 2000 mai, che esplora ambiti r&b molto ovattati, scuri ma morbidi, in un ritratto di un personaggio evidentemente piuttosto peculiare. Con una preghiera al Nuovo Ordine Mondiale, qualora esista, “ma non entriamo in discussione“.

Curiosi giochi vocali vintage con Una banda larga, che occhieggia ai cori maschili anni ’50 e precedenti, per sfociare in risultati hip hop e psicanalitici.

Numerosissime le citazioni (Morandi, Battiato, Silvestri, Sorrenti, De Gregori, Pooh, Karate Kid e via discorrendo) quelle che appaiono in Cit., con Nico Arezzo: un bagno nella storia della musica italiana che non suona passatista anche grazie alla salsa urban con cui è servito.

Giro di basso fluido e atmosfere moderate quelle che accompagnano Rivivere, con il featuring di Giargo. Banalità e meme scopiazzati sono fra gli argomenti di Tu somigli, che nasce e cresce piano, concentrando in sé climax emotivi incentrati sulla voce, qui particolarmente in evidenza.

Insieme a Lorenzo Pellegrini, ecco la tessitura fittissima e le atmosfere un po’ alla Venerus di Pilato, che scivola fluida e veloce, vellicando appena nonostante i concetti di rifiuto espressi dal testo.

Altre dolcezze quelle dispensate da Un vortice, che alterna momenti più aerei ad altri molto più marcati dalle percussioni. Il disco si chiude con Non mi capisco, un tentativo di autocomprensione che si consuma tra battiti rimbalzanti e piccoli movimenti sonori in un brano particolarmente denso.

Originale e molto più contemporaneo e meno nostalgico di quanto si potesse sospettare, De.Stradis forgia una propria strada verso il cantautorato, che rimane fedele alle inclinazioni soul/r&b ma senza rimanere incatenato ai suoni.

Anzi l’esplorazione si dirige in territori anche inaspettati, senza perdere di vista il proprio centro e la qualità di testi mai banali o scontati. Un ottimo lavoro e un artista che forse già ora meriterebbe più attenzione.

Genere musicale: r&b, soul

Se ti piace De.Stradis ascolta anche: Davide Shorty

Pagina Instagram De.Stradis

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