Si chiama Don’t Stop Dreaming il disco d’esordio del cantautore Paolo Preite. Il disco, dalle forti caratteristiche melodiche, è prodotto da Fernando Saunders (che ha lavorato in passato con gente come Lou Reed, Marianne Faithfull, Jeff Beck).

Si parte con Where Did You Go, il primo singolo, teso per lo più a mettere in evidenza le qualità vocali di Paolo su un tappeto minimal iniettato di soul. Morbida e accompagnata da pianoforte e chitarra acustica Love Love Love, con Sonia Rossi.

Si passa all’italiano con Io re di me, fortemente melodica e dagli elementi semplici. Più impegnato e articolato il background di Neda, intitolata a un’attivista iraniana uccisa durante una protesta pacifica a Teheran.

I wanna hold your hands è piuttosto ritmata e contiene una citazione dalla dichiarazione universale dei diritti umani, oltre agli interventi di Saunders e di Kenny Aronoff.

Il basso caratterizza l’ingresso di Life Show, che poi prosegue con passo cadenzato e sonorità piuttosto vintage. E se Mary aggiunge ancora qualche dose di melodia, ecco una più ritmata Just One Kiss a cambiare l’atmosfera, anche grazie a qualche pizzico di fisarmonica.

Si chiude con l’acustica di The King of all Winds, che dopo un’introduzione molto morbida si riscopre più intensa e ritmata.

Ricco di buone intenzioni e anche di buone sfumature, il disco appare semplice, spesso troppo semplice nei contenuti. Forse per i prossimi episodi può valere la pena l’idea di concentrarsi maggiormente sull’ottenimento di un sound più originale.