Dr. Gimmy, “Personal”: la recensione

Da oggi giovedì 15 aprile è disponibile in digital download, sulle migliori piattaforme streaming e in CD “Personal”,il nuovo album del cantautore e polistrumentista Dr. Gimmy, al secolo Gianmarco Pirro,  chitarrista e membro fondatore della storica combat rock band milanese Linea. Il lavoro, composto da tredici brani, è un omaggio-tributo al primo e grande amore del musicista: il Brit Pop.

Questo disco è nato tanti anni fa nella mia testa. E’ un’idea che ho sempre voluto realizzare quella di fare un disco tutto mio, registrato in casa e suonando tutto da solo. Il disco parla di me, della mia storia, della mia vita e di tutto quello che mi ha fatto crescere, musica in primis, anche per questo l’ho intitolato “Personal”. Il rischio era alto. Rischi di fare un buco, che non venga bene, che non ce la fai a fare tutto nel migliore dei modi. Però cosa te ne frega, se non rischi qualche volta nella vita, non riuscirai ad ottenere niente. Ho dedicato tanti anni alla musica, davvero molto tempo, e continuo a dedicarne. Per me ormai è più di una passione, e in questo disco credo si senta.

Ho preferito non andare in studio a ri-registrare tutto, in casa si è formata quella magia che non volevo perdere, a costo di fare un lavoro forse meno professionale, ma lo volevo così! Nel mio piccolo cerco di portare il più possibile all’attenzione del pubblico questo genere, molto amato in Italia, ma mai veramente sviluppato. Ringrazio fin da ora tutti quelli che ascolteranno il disco, per me è stato molto importante riuscire a realizzarlo e ne sono orgoglioso. Per cui spero che anche a voi piacerà… anche solo una canzone”.

Dr. Gimmy traccia per traccia

Parte morbido, il Dottore, con La mia generazione, una ballatona che sa di blues, dal passo ragionato e dalle prospettive larghe e portate alla meditazione.

Si resta soffici anche con Un’occasione in più, guidata da voce e chitarra su piani non troppo scoscesi. Va sul drammatico invece Chernobyl 86, su sonorità vagamente 70s.

Ecco poi Un cuore batte, passaggio ritmato con qualche variazione sul tema in senso orientale. Ritratto con chitarra, ecco poi Dustin, una storia di boxe e di risonanze.

Sognare per vivere, vivere per sognare apre di pianoforte e poi racconta di vita e di sogni, ovviamente. Un po’ più giocosa Il manichino stupido, che pure parla di capi non particolarmente raccomandabili, con un estratto di Salvini che parla di droga.

Abbiamo perso con Pelè accende l’amplificatore per raccontare storie di periferia e di calcio. Vinili che friggono in apertura della gentile Una canzone, storia d’amore non necessariamente a lieto fine.

Si alza la voce con Amico mio, che un po’ racconta e un po’ incita. La mia America torna sui toni della ballad, con la chitarra elettrica a catturare l’attenzione.

Un velo di follia copre Un amore malato, che rinnova promesse e voci, con qualche riferimento beatlesiano. Si chiude con Anche John gridava aiuto, ultimo passaggio leggermente doloroso ma che finisce fischiettando.

Ispirazione sincera ed elementi semplici messi insieme da Dr. Gimmy, che indossa le vesti di cantautore con onestà e un pizzico di poesia.

Genere musicale: cantautore

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