Elephant Claps, “Elephant Claps”: la recensione

Elephant ClapsUscirà venerdì 14 aprile 2017 il disco d’esordio, omonimo, di Elephant Claps. Nove tracce dal sapore afro-funk-jazz per il debutto discografico tutto vocale di questo sestetto vocale in cui un beatboxer e un basso naturale fanno da traino alle sperimentazioni armoniche di un soprano, un mezzo soprano, un contralto ed un tenore. La band riunisce voci e volti noti della musica indipendente come Mila Trani, Serena Ferrara, Naima Faraò, Gian Marco Trevisan, Matteo Rossetti, André Michel Arraiz Rivas.

Elephant Claps traccia per traccia

Si parte da Afroivo, che inizia a illustrare le caratteristiche dell’album, tutto basato sulle armonie vocali ed evidentemente influenzato dalla parte più solare della black music. Con Sweet si entra in un discorso dal beat più accelerato e con un atteggiamento, se non proprio hip hop, sicuramente molto più urban.

Real Time mantiene un pattern molto soul, con le armonie vocali che puntano a emulare discorsi 70s (vengono in mente Earth, Wind & Fire ma anche altri gruppi dell’epoca). Cingun si sposta in ambito latino e si fa anche più oscura.

L’ov invece porta l’ascoltatore nel pieno di un jazz club, con atmosfere morbide, ovattate e piuttosto retrò. Kimzue invece si propone con un atteggiamento molto soft e rinfrescante. Ancora piuttosto soul-infused è Dance Alone, con ottima attenzione al groove e ai “bassi”. 2Legs la prende un po’ più alla lontana, ma quando entra la voce protagonista il pezzo si apre e si scopre piuttosto “confrontational”. Si chiude con Warm Up, che è sostanzialmente un momento di riscaldamento del gruppo, registrato in presa diretta.

Posto che questo tipo di musica ha una percentuale di rischio piuttosto alta e che non è pensata per piacere “a tutti”, la nicchia in cui gli Elephant Claps si inseriscono è sicuramente preparata alla loro proposta, che risulta fresca, interessante e molto ben eseguita.