Emanuele Dabbono, l’intervista: il nuovo singolo “Momenteria” e gli istanti che contano

Emanuele Dabbono, l’intervista: il nuovo singolo “Momenteria” e gli istanti che contano

Ci sono il banjo, l’armonica e il bodhran, ma soprattutto una storia personale che trova nel folk irlandese la propria voce. Esce venerdì 16 ottobre Momenteria, il nuovo singolo di Emanuele Dabbono, primo assaggio dell’album omonimo atteso a novembre. Scritto, suonato e prodotto nel suo studio di casa, il brano prende il nome da un luogo immaginario in cui custodire i momenti che contano.

L’Irlanda attraversa anche il videoclip, girato dalla figlia Claudia, quattordicenne, durante un viaggio in famiglia. Per Dabbono è un ritorno alle radici di una passione musicale, cominciata vent’anni fa su un palco a Doolin e confluita in un disco che definisce un “combat-folk emotivo”. Gli abbiamo chiesto di raccontarci come è nato.

Momenteria è una parola inventata per indicare un luogo dove custodire gli istanti che contano. Come è nata e quali sono i ricordi preziosi che vorresti conservarci?

Momenteria è nata parlando con mia moglie Francesca. Il testo è venuto come una folgorazione. Ho visto il video prima ancora che venisse girata un sola scena. Una di quelle rare volte che chiami illuminazione visiva. Se lo visualizzi, è il primo passo per progettarlo e realizzarlo poi. Sono innumerevoli i ricordi ai quali attingo quando la vita mi schiaccia, non è rifugiarsi nel passato, è semplicemente accorgersi di quanta bellezza ho intravisto e attraversato come essere umano prima che cantautore.

La prima volta che ho baciato Francesca in una galleria della Villa Araba, forse perché così trovavo il coraggio, il Grand Canyon, cantare allo stadio di Marassi Cerezo sul prato, la nascita delle mie figlie che mi ha trasformato il mese di novembre da anonimo a re del calendario, correre senza preavviso dandoci il via con un semplice sguardo sui prati del Donegal, aprire il concerto di Avril Lavigne, John Legend e Black Eyed Peas in piazza duomo di fronte a 40.000 spettatori, quando Tiziano Ferro fece il mio nome a Sanremo prima di cantare la nostra Incanto.

Momenteria anticipa l’album omonimo previsto per novembre. Che cosa ci racconta questo singolo del disco in arrivo, sia nei temi sia nella direzione musicale?

E’ l’album più vero e personale abbia mai composto. Ne vado orgoglioso dalla prima all’ultima nota. Chi mi conosce sa che non succede spesso perché sono molto esigente dalla mia scrittura, ne butto giù cinquanta perché me ne piaccia una. Riesco ancora però, dopo tutti questi anni, a sorprendermi di quanto si possa toccare le persone semplicemente raccontando con onestà la propria storia.

Ho curato ogni dettaglio e sono conscio che possa suonare imperfetto, ma pulsa di vita non di computer, che è quello a cui aspiravo. Volevo che sapesse di concerto o di confessione intima chitarra e voce. E’ un risultato esserci arrivato dopo vent’anni. Ci sono brani acustici e cavalcate elettriche, cori gospel, soli di chitarra, banjo e armonica, riff di violino. I testi credo siano la cima di quello che ho fatto fin qui. Ti fa ballare mentre ti scende una lacrima. E’ un combat-folk emotivo.

Vent’anni fa, su un palco a Doolin, hai scoperto quanto il pubblico possa diventare parte di una band. Che cosa accadde quella sera e cosa hai portato a casa dalla musica irlandese e che poi è entrato nelle tue canzoni?

L’Irlanda è una chiamata per me. Ne sono appassionato da sempre. Vent’anni fa su un palchetto di legno capii che il pubblico che ti ascolta è l’elemento in più di un bravo performer. Ci sono canzoni da sussurrare e altre in cui far urlare, da allora punto sempre al coinvolgimento attivo di chi sta sotto il palco, perché non siano solo gente, ma una band di qualche centinaio di persone che partecipa (solo che per fortuna poi il cachet lo dividiamo solo in 5 ; ).

Pensa che lo username della mai mail è emanueledabbonovox, in onore proprio a Bono Vox degli U2 (The Joshua Tree credo sia il mio album preferito di tutti i tempi). Poi ho visto Damien Rice dal vivo, ho posato la chitarra elettrica e ho imbracciato l’acustica. Oggi sono un fan degli Amble, un trio che con semplice storytelling mi tocca il cuore.

Hai scritto, suonato e prodotto interamente il brano nel tuo studio di casa, sottolineando l’assenza di intelligenza artificiale. Che cosa significa per te curare personalmente ogni passaggio?

Ho suonato e registrato da solo tutto questo disco, non perché pensi di essere il miglior musicista sul globo terraqueo, ma quello più adatto a raggiungere la versione hd di me stesso. Con tutte le imperfezioni umane del caso, credo di conoscermi bene musicalmente parlando, so quali ampli mi fanno vibrare, come vorrei suonasse la voce, quando mettere o no il riverbero sul bordo di un rullante. Me ne assumo tutta la responsabilità, ma almeno non potrò mai dire “era meglio il provino”.

Mi ha ispirato il mio cantautore preferito: Bruce Springsteen che nel suo Nebraska scelse di pubblicare i provini registrati a bordo letto con un quattro piste. I tempi sono cambiati e ho cercato di avere una qualità sonora accettabile, ma ci sono persone che analizzano più come suona un charleston che il testo, la melodia, l’intenzione. Io volevo comunicare, non fare una clinic per audiofili.

Mentre scrivevo già pensavo però alla fortuna di avere la band dei miei sogni che mi accompagna live dal 2017 (Michele Aloisi, Gianka Gilardi, Fabio Biale e Giuseppe Galgani, quest’ultimo addirittura con me da X Factor, nel 2008): non vedo l’ora di farle dal vivo con loro nei concerti che verranno.

Sei tornato in Irlanda con la tua famiglia e tua figlia Claudia ha girato il videoclip. Come è stato lavorare con lei, e che cosa ha aggiunto il suo sguardo al tuo racconto di quei luoghi?

Momenteria nella mia storia è già un successo. Perché per sempre mi legherà a mia figlia Claudia a doppia mandata con un nodo gentile ma indissolubile. Si pensa sempre che il “successo” siano numeri o dischi di platino. Avendoli fatti, posso dirti che sono risultati che impallidiscono a paragone con il creare con tua figlia qualcosa che ti appassiona, condividere con lei un pezzetto del tuo viaggio, seguirne insieme il processo, l’accoglienza.

Lei ha aggiunto entusiasmo, corse, velocità, freschezza, credo si percepisca il vento irlandese delle scogliere a 14 gradi mentre qui ce n’erano 35. Una boccata d’aria viva. Questi ragazzi sono migliori di noi alla loro età. Speriamo cambino il mondo malandato che gli abbiamo consegnato.

Pagina Instagram Emanuele Dabbono