Ezediel: da figlio di nessuno a padre di molti

Sonorità uniche nel suo genere, una voce oscura e tagliente, un amalgamarsi di generi ben ponderato, l’immaginario esoterico e un’estetica d’impatto: così Ezediel esordisce nel panorama musicale internazionale in poco più di un anno. (Dario) Robert Wayne, nato nel 1991 a New York ma cresciuto anche a Milano, è un artista eclettico, deciso a sperimentare seppur mantenendo l’identità forte che lo caratterizza. Sin dall’esordio in pieno lockdown 2020, Ezediel ha presa sulla cultura underground e non, specialmente nelle community Anime e Manga, di cui lui stesso sembra essere appassionato. Parte dall’Hip-Hop e dalla Trap Metal per mescolarli con generi completamente opposti e con una produzione folle e musicalmente matura.

I suoi pezzi spopolano su canali YouTube come Scroll e Notorious, sul suo canale ufficiale e su Instagram tra editori AMV e FMV. Il singolo di debutto Into The Midnight raggiunge in poco tempo centinaia di migliaia di visualizzazioni e quasi un milione di ascolti su Spotify; il secondo pezzo Feeding The Snake supera il milione su YouTube e su Tik Tok oltre il mezzo milione. La terza release Pain non è da meno: oltre mezzo milione su YouTube (da cogliere il riff di chitarra elettrica riferito a una delle OST del personaggio Pain del Manga Naruto).

I Wash My Hands In The Blood, libera uno spirito selvaggio fin dall’intro cantato per poi riservare un sorprendente cambio finale. L’ultima release, Demons with a Broken Heart non è altro che l’ennesima conferma del talento e della particolarità dell’artista, che qui reinterpreta in un modo del tutto personale la tendenza Drill.

Ezediel parla di rivalsa, di energia nera con un risvolto angelico che prevale sempre, malgrado tutto. Perché Robert non ha una storia facile alle spalle. Figlio di nessuno, dinamiche familiari disfunzionali sin dalla nascita, ma che sembra aver superato con resilienza. “I’m the animal with no name” canta in uno dei suoi pezzi, probabilmente non privo di una ragione. Finito per strada in passato, proprio lui che di strada non parla, soprattutto non con la romanzata profusione di chi ha vissuto esperienze anche meno traumatiche delle sue.

La sua vita precedente rimane misteriosa: non ha problemi a raccontarla, ma noi preferiamo concentrarci sulla musica che lo ha salvato.

Come vivi il successo che stai ottenendo?

Azzarderei con gratitudine, sebbene non possa negare ci siano molti alti e bassi, specialmente nell’ultimo periodo della mia vita. La mia scelta di rimanere al momento ancora completamente Indipendente mi porta ad affrontare delle difficoltà non irrisorie, specialmente ora che il mio standard e livello è sempre più alto.

Sono davvero felice dell’impatto che la mia musica sta ottenendo e come molte persone ora mi “leggano” e comincino a conoscermi; parlando per metafore e simbolismi, in questo oceano di opportunità sono ormai ben lontano dalla costa con la mia barca, e affronto ogni tempesta nel miglior modo per me possibile, scoprendo ogni giorno dove sia diretto e cosa l’Universo abbia in serbo per me.

Talvolta sono ancora incredulo, specie per le cose più inusuali (possiamo definirlo in tal senso?) come vedere persone ritrarmi in disegni o discutere dei miei pezzi nei vari forum, ricevere ogni giorno messaggi di supporto e calore da parte di persone che effettivamente non conosco ma che, al contempo, sono connesse a me emotivamente dalla mia musica. Mi capiscono e in un certo modo io capisco loro.

Ricordo i primi giorni dal mio debutto, poi penso a ora, il fatto abbia fatto tutto questo da solo e ora non lo sia più; per una persona con i miei trascorsi è particolarmente intenso rendersene conto. Ma se non viviamo la vita in questo modo, con furioso eccitamento e terrore, allora che senso ha?

Quando hai cominciato a pensare di voler fare musica?

Ezediel

Farla seriamente? Ricordo che ero a letto, pensavo alla mia vita, al mio percorso, alle difficoltà e a quanto non mi sentissi completamente me stesso, ma anzi racchiuso in una crisalide di dubbi e pensieri. Chi sono io? Sono forse “me” o il risultato di tutto l’odio e le difficoltà di cui sono stato investito? Ricordo di avere una ragazza a fianco a me, in quel periodo la mia compagna, una delle esperienze più tossiche della mia vita che mi sarei lasciato alle spalle solo più tardi dopo più di due anni, lei dormiente mentre io a fissare la parete di casa, ascoltando musica, una delle poche cose che da quando ero bambino mi accompagna salvandomi da un crollo certo.

A un certo punto guardo l’orario, era mezzanotte, allora apro il block notes, mi scaldo qualcosa da bere, e scelgo di essere me tutto d’un tratto: da quell’esatto istante cominciai a scrivere Into The Midnight e il resto è storia. Senza nemmeno rendermene conto avevo appena scagliato un sasso che sarebbe poi divenuta una vera e propria frana. La vita è davvero allucinante se ci pensi, può cambiare tutta in una volta solo per un fragile pensiero in più nella testa.

Qual è la tua più grande ispirazione?

Ispirare gli altri. Bel gioco di parole vero? Ma è la pura verità. A essere onesto ho pianto le prime volte che ho ricevuto e letto qualche messaggio che mi facesse capire quanto stia riuscendo nel mio intento. Questa vita su questo piano meramente fisico è così temporanea e fragile, a volte penso che l’unico senso per me sia poter trasmettere qualcosa a qualcuno ed aiutarlo nel suo percorso, la vera immortalità risiede in questo. Più ci penso più me ne convinco. Fare del Bene è la più grande eredità che ci possiamo permettere di dare.

C’è un pezzo al quale sei più legato?

Forse quello che sto scrivendo ora, forse tutti. Non lo so, è come chiedere quale dei miei figli preferisco, sebbene ora non ne abbia ma il senso resta! Li amo tutti, li rispetto tutti anche se magari nel mio processo di crescita quelli che saranno più vecchi li percepirò più “immaturi”, non importa. Non siamo perfetti, ed è proprio questo il bello. Ognuno dei miei pezzi ha un valore per me, per questo scrivo così poco ma valorizzo così tanto quello che produco.

Ezediel: l’Italia mi ha dato qualcosa di diverso

Cosa c’è di italiano nella tua arte e cosa di americano?

Musicalmente parlando mi duole dire non ci sia molto dell’Italia, ragiono in inglese, penso in inglese, sento per lo più produzioni che voi definireste estere, per me è semplicemente musica punto e basta. Sono nato in America, sono cresciuto anche in Italia ma la mia vita è anche fortemente connessa agli Stati Uniti, inutile negarlo. L’Italia mi ha dato qualcosa di più e di diverso altrove: la cultura, il senso dell’arte in quanto tale, una visione d’insieme più matura che manca in alcuni paesi. L’Italia ha una storicità potentissima che non ha niente da invidiare a nessuno, per chi sa coglierla apre la mente.

Scriverai mai qualcosa in lingua italiana? Preferisci una lingua all’altra?

La lingua che sento di più in me è l’americano, ma adoro comunque l’Italiano e amo padroneggiarlo nel migliore dei modi a me possibili. Chissà! Vedremo. 

Sei riuscito ad arrivare a diverse community e culture ormai non più underground, ce n’è una in cui ti identifichi in particolare?

Sono un “nerd”, ragazzi, sebbene non ami questo genere di definizioni. Le community di editor di Anime e lettori di Manga sono stati la culla della mia musica e il motore principe del mio piccolo successo che sto avendo, dico piccolo perché insomma di strada da fare ne abbiamo ancora. Sono io stesso un fruitore e creatore di questi stessi contenuti, mi sono promesso di tatuarmi “Naruto” su un avambraccio raggiunto un certo risultato perché leggevo il manga sin da quando ero un bambino e mi ritrovo con quel personaggio sotto tantissimi punti di vista.

Il fatto che ora sia anche uno dei motivi per cui la mia musica stia girando (insieme a tante altri Anime) non fa che rafforzare questo senso di predestinazione. Le vecchie e giovani generazioni cresciute con opere di qualsivoglia tipo ma comunque riconducibile all’arte in genere hanno una sensibilità impareggiabile, ed è un aspetto che personalmente adoro.

Hai più volte parlato della “Legge dell’Attrazione” e alcune voci cominciano a definirti come un “bambino indaco” cosa ne pensi a riguardo?

Ezediel

Penso sia solo un modo come un altro di categorizzarmi, e se aiuta taluni a inquadrarmi non c’è problema a riguardo. Non nego di essere nato con strambe caratteristiche che tutt’ora a volte non mi spiego, ma non importa, le accetto. Per quanto riguarda la “Legge dell’Attrazione” non ho molto da dire se non che sia profondamente reale. Io non sono un corpo che sta avendo un’esperienza fisica ma sono letteralmente un frammento dell’Universo che sta adoperando un corpo per sperimentare la vita fisica in quanto tale, lo siamo tutti, stati vibrazionali in essere che attraggono nel loro mondo tutto ciò affine alla propria frequenza. C’è molto ma molto di più di quello che pensiamo. Siamo Creatori Intenzionali con un potenziale infinito.

Cosa vuoi esprimere con il tuo ultimo pezzo “Demons with a Broken Heart”?

Desiderio di rivalsa per chiunque abbia il cuore ridotto in frantumi a causa dell’irrisoluzione interna di qualcun altro. Una culla nella notte per chi affronta i propri demoni e apprende come dominarli, accettando le proprie cicatrici, assumendosi le proprie responsabilità, vincendo le proprie paure, divenendo così ancor più forte, direi migliore. Questo in sintesi. Nel mio video ufficiale cito in conclusione: “So it will be hard and you will be alone, that’s the cost to pursue your dreams, that’s the cost of being woke”.

Il primo desiderio che ti viene in mente?

Serenità per me e serenità per le persone cui voglio bene. Ricchezza interiore che diventi lo specchio di quella esteriore.

Cosa vorresti per il tuo futuro?

Quello che sto già ottenendo e sentendo, un milione di volte superiore.

Testo di Valentina Bellini

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