Fabio Cinti, “Forze elastiche”: la recensione

fabio-cintiNuovo album per il cantautore Fabio Cinti: il nuovo Forze elastiche è un opus magnum da venti tra canzoni e intermezzi, con numerose collaborazioni di prestigio. Dalla produzione di Paolo Benvegnù agli interventi di Nada, The Niro, Irene Ghiotto e molti altri, il lavoro del cantautore esprime una forte ambizione, espressa però con modi spesso molto gentili, all'interno delle canzoni.

Fabio Cinti traccia per traccia

La prima traccia del disco è Io Milano di te, percorso piuttosto allungato e orchestrale che si innesta su una canzone essenzialmente pop ma con qualche caratteristica vintage e un buon groove di basso. Il basso si ripresenta con buona importanza e qualche impronta acida in più anche in Mondo in vetrina, in cui l'impronta del Battiato elettrico si avverte in modo cospicuo.

La gente che mente entra nei panni del cantautore vecchio stile, malinconia e pianoforte e tutto. A seguire Perturbamento, che si fa guidare dal drumming su percorsi che fanno pensare di nuovo allo stile narrativo di Battiato, alleggerito qui dagli archi.

Parte poi Quadriglia, che dopo l'ingresso fin de siècle attacca con approccio sintetico e con un cantato neutro e adatto al tema. Dopo l'Intermezzo-Popoli ecco Che cosa hai fatto per meritarti questo, canzone da corsa e d'attacco, sia riguardo ai testi sia per il contorno sonoro power pop, con tanto di polemica anti-Jovanotti.

Altro intermezzo è il coro alpino (o così pare) di Firmamentu, che trasfigura poi ne L'isola,  che opta per un registro molto intimo, chiuso dalla voce di Mastroianni. Come Bennnett prosegue su toni molto morbidi, questa volta accompagnati anche dalla chitarra acustica. Organo e synth caratterizzano l'ingresso di Non è facile a dirsi, pezzo pop pensoso con l'intervento vocale di The Niro.

Wait for the Winter sceglie l'inglese per il testo e modi soft, quasi da ballata folk malinconica, aiutata però dai sintetizzatori di Massimo Martellotta e dalla voce di Irene Ghiotto. Son tornate a fiorire le cose gioca con il vintage (a partire dal titolo) e con il contributo del violoncello di Giovanna Famulari conduce l'ascoltatore su percorsi tristi e lontani. Arriva poi l'Intermezzo A.M.

Nada Malanima regala un quid in più a Cadevano i Santi, in cui opportunamente la sua voce nobile è protagonista quasi assoluta, con assolo di chitarra quasi floydiano a coprire il tratto finale di una canzone dal montaggio curioso. A proposito di supereroi e supereroine, ecco Spider Man che conquista la scena ne Il lamento di Peter Parker (dalla cima dell'Empire State Building), altro pezzo dalla scrittura densa ma lineare dal punto di vista musicale.

L'ultimo intermezzo è Uscita, che lascia spazio a Paure come cose, gentile e quasi fiabesca. Si chiude con la cover di Biko, vecchio successo militante di Peter Gabriel, qui resa in versione piano, voce e violoncello.

Opera complessa all'apparenza ma tutto sommato semplice nello svolgimento, Forze elastiche svela tutti i talenti di Fabio Cinti in maniera inequivoca. Il disco, nonostante l'ampio ventaglio di suoni impiegato, risulta compatto e omogeneo, piuttosto puro nel dispiegarsi e costituisce un tutto organico davvero notevole, con testi intelligenti e scelte sonore sempre interessanti.

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