Felidae, “Baby Someday”: la recensione

felidaeFelidae ritorna con un nuovo album, Baby Someday: dopo un intenso periodo di date live europee e dopo le registrazioni in Germania, Omer Lichtenstein in arte Felidae, originario di Tel Aviv e residente a Berlino presenta un disco ricco di influenze rock, pop e orientaleggianti. Baby Someday è stato registrato in presa diretta presso i Lowswing Studios (Berlino) in soli tre giorni, nell’aprile 2016. Le sovraincisioni invece sono state registrate nelle settimane seguenti.

Felidae traccia per traccia

La prima traccia è Barbaria, un medio rock che incalza e che mette sul piatto molte suggestioni elettriche. Il secondo pezzo è She ain’t rock and roll, già presentata come singolo e ricca di influenze indie contemporanee. Leggermente più pop e morbida Like a Movie Star.

Anche più morbida, ma sul versante melodico e malinconico Laying on the Sky, apertamente beatlesiana. Un po’ più appuntita e movimentata Between the legs, con un’elaborata coda strumentale finale. Si viaggia verso l’Oriente, ma ci si appoggia anche su una robusta linea di basso, con No Right to Remain Silent.

Tesla and all that si apre su un battito regolare e sul pianoforte, mentre la seguente Baby Someday, la title track, sembra proseguire sulla linea dei riferimenti beatlesiani. Movimenti pop anche alla base di Indoor Trance, mentre il disco si chiude con qualche riferimento ai Cure con Still Burning.

Un disco ben eseguito e con qualche brano piacevole, quello di Felidae. Certo lo spazio per la sperimentazione sembra un po’ limitato, nel complesso.