Fringuello, “Dejavù”: la recensione

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Déjàvu è il nuovo album di Fringuello, in uscita per Fringuello Dischi e MiaCameretta Records. Realizzato interamente su nastro tra il 2024 e il 2025 con strumentazione analogica, Déjàvu è un lavoro che esplora territori introspettivi e onirici, in cui i testi scorrono per immagini seguendo il flusso della musica, fino a fondersi con essa.

Le atmosfere del disco evocano il ruvido fascino dei ’60, intrecciandosi con suggestioni indie anni ’90 alla Belle & Sebastian ed Elliott Smith, arricchite da tinte più morbide.

Fringuello traccia per traccia

Con vocalità appena accennata, appoggiata su suoni alt-pop, Souvenir apre il disco con vari gradi di gentilezza. Più ritmata e incalzante, ecco Nuvola, sempre e comunque aerea e sospesa, preda di un movimento ascensionale morbido.

Ci si muove in ambiti di stile con Mirò, cadenzata ma molto vintage, quasi anni Sessanta e beatlesiana per certi versi. Chitarra e giri abbastanza ampi per Fai tu, contraddistinta da una malinconia piuttosto evidente. La sei corde disegna percorsi arabescati, in cerca di tessiture piuttosto fitte.

Veloce e dinamica ma senza rinunciare al lo-fi, ecco poi Deki, fitta di domande, con un testo che potrebbe ricordare la tecnica di scrittura “per assonanze” cara ai Verdena.

Intermezzo rapido, ecco poi Franz, a quanto pare dedicata a un fonico volato via. Atmosfera molto meno lieve quella che si indovina da In Aria, accelerata per suoni e sensazioni.

Come un Blues non è molto blues, ma si aggira in modo soft, con la chitarra che accompagna in modo abbastanza sofferto. Aria un po’ diversa quella di Orientati, colorata anche dal sax e, anche per questo, un po’ più notturna.

Arriva poi la cover di Daniel Johnston, Walking the Cow, resa con sufficiente spirito. Si prosegue con Ai Nodi, ricca di dubbi e di chitarre acustiche, con finale che si avvita in modo ipnotico.

Chiusura breve con Nei Mondi, sospinta in avanti dalle tastiere e molto indie come atteggiamento generale, anche se le influenze internazionali si avvertono in modo distinto.

Il cantato del disco dei Fringuello, oggettivamente, è più suggestivo che intellegibile. Ma il risultato complessivo è un lavoro di notevole delicatezza, nostalgico il giusto, sospeso in aria come su una nuvola (tra souvenir di Mirò: Franz, fai tu). Una buona proposta, molto piacevole, che scorre con grande fluidità.

Genere musicale: alt-pop

Se ti piace Fringuello ascolta anche: Paul Giorgi

Pagina Instagram Fringuello

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