Paul Giorgi, “Safari Pop”: recensione e streaming
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Safari pop, fuori per Le Siepi Dischi (e in distribuzione Believe) è il primo album di Paul Giorgi, una giungla musicale a bassa fedeltà che diventa anche una dichiarazione d’intenti: oltre le categorie di indie e lo-fi, Paul Giorgi si impone con un nuovo genere, il safari pop. Qui, quello animale è un mondo affascinante e dove non esiste la vergogna, un mondo che è metafora del nostro potenziale più alto. Benvenuti.

Come quando prendevo la bici d’estate e me ne andavo in campagna o per le strade della città. Sereno, a volte non proprio, ma comunque a misura mia: quando volevo tornare indietro, tornavo indietro. C’è spremuto il riassunto dei miei ultimi anni, registrati nel mio studio in campagna. E perché gli animali? Sono colorati, liberi e in qualche modo puri. Li vedo spesso e rimango a guardarli. A volte siamo molto più simili a loro che loro a noi. Si lasciano guardare e non provano alcuna vergogna. Il titolo è venuto fuori durante le prove: alcune persone parlavano di ‘indie’ o ‘lo-fi’ per catalogarci. Noi usiamo ‘safari pop’ 🙂

Paul Giorgi traccia per traccia

Con un po’ di morbidezza e la chitarra che fa da sfondo alla voce, Tigre è la canzone d’apertura del disco: primi passi in una giungla appena appena psichedelica.

Metafora dopo metafora, si vola un po’ con una strana Gazza (che fa coccodé), per una canzone allegra e spensieratamente pop.

La prima ballad arriva con Cane, un po’ più intensa delle precedenti: il linguaggio è sempre assolutamente basico, con molti “ciao” e qualche “bau”.

Incedere lento e tristezza anche quella portata dai Gabbiani, ricca di synth e un po’ enfatica. Ancora volatili e ancora istinti molto morbidi per Airone, che disegna traiettorie sempre molto sognanti.

Si allargano spazi e orizzonti per offrire la possibilità al Canguro di saltare, e anche qui sono balzi che sanno di psych, soprattutto nella coda finale del brano.

La già nota Cicale si illumina grazie a un sottobosco sonoro piuttosto ricco, con cori e varie luci che si accendono e si spengono a intermittenza, in un percorso piuttosto ricco. Zebra cammina a ritmi medi, ma poi guadagna in intensità e densità, quando “la zebra che corre mi spezza in mille il cuore”.

Dichiarazione di apprezzamento sincero per un noto fast food proprio in cima di Rondine, nuova canzone a cuore spezzato, ma con qualche twist di senso e di suono. Il finale si lascia andare a esplosioni quasi anni ’70.

Ed è sempre con intenzioni dreamy che nasce Struzzo, ultimo brano del disco, ancora oscillante e leggermente distorto,

E’ vivace e particolare la foresta in cui si muove il Safari pop di Paul Giorgi. Tutto il disco si muove sui confini del psych rock ma preferisce rimanere per lo più in ambito pop, ma regalando piccoli sogni che, man mano che il disco avanza, si fanno sempre più concreti e rumorosi.

Genere musicale: dream pop

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