Gae Campana Band: intervista, recensione e streaming

La Gae Campana Band giunge al proprio terzo progetto discografico, Not In My Name, disco con un sound elettrico e un approccio cantautorale. I componenti del gruppo sono: Gaetano Campana voce e chitarra, Carlo Fantini tastiere, Luca di Diego chitarre, Sebastiano Cicchetti al basso (subentrato a Renato Verì che ha suonato il basso nel disco), Emiliano Buzzelli batteria. Li abbiamo intervistati.

Volete raccontarci un po’ della storia della Gae Campana Band?

La band nasce più di dieci anni fa dall’incontro di cinque musicisti che hanno la stessa fame di pubblicare un disco che li rappresenti e che riesca a mescolare tutti i generi musicali da cui proviene ogni singolo. Dal primo giorno di prove nella nostra stanza insonorizzata inizia l’incontro di cinque cervelli pensanti che fondono insieme le loro idee e dopo ore, giorni, mesi di prove e dopo una maniacale attenzione nella scelta dei suoni decidono di chiudersi in studio per dare forma a tutto il loro lavoro.

Folgorati dai primi Almamegretta, Subsonica, Casino Royale e tutti i gruppi che hanno mischiato l’elettronica al pop/rock e all’etnico, abbiamo pubblicato un primo ep dal titolo Electroquiet.

Nel 2012 è uscito Mondo Matrioska, dove il tiro si è spostato sul suono acustico/folk, prodotto dall’etichetta abruzzese Music Force.

A marzo di quest’anno è uscito Not In My Name prodotto dalla Label bolognese Vivamusic-Areasonica dal suono molto più elettrico rispetto al precedente.

Il titolo del disco è già una presa di posizione molto forte. Che cosa, in particolare, ricade sotto la definizione “Not in my name”?

L’odio si è radicato nelle nostre vite. L’altruismo e la misericordia e l’amore verso il prossimo, col passare del tempo,  sono diventate solo belle parole enunciate nei “comandamenti” di tutte le religioni.

Abbiamo preso in prestito questa frase e l’abbiamo fatta pronunciare da un Cristo in croce... Come se dicesse “sappiate che quello che state facendo al mondo e a voi stessi non lo state certo facendo in mio nome”.

L’involuzione omofobica e razzista del genere umano ci rattrista e volevamo attirare l’attenzione su questo concetto.

L’anno scorso, durante uno dei nostri concerti test del progetto, c’era l’artista lancianese Nicola Antonelli che stava realizzando, sul posto, l’opera “Ecce homo” che vedete in copertina del disco. C’era con noi anche il graphic designer Luca Di Francescantonio che stava lavorando alla copertina e all’idea Not In My Name.

Giorni prima parlavamo di disegnare una sorta di Cristo Redentore di Rio con dei migranti in fuga sullo sfondo oppure di una croce vagante nell’oceano con un migrante steso sopra a mo di crocefisso.

Appena abbiamo visto Nicola all’opera, senza neanche parlarci tra di noi, abbiamo pensato tutti che quella doveva essere la copertina del disco.

Per fortuna Antonelli è stato ben felice di prestarci la sua opera per la copertina, così è andata. Gianluca Scerni l’ha fotografata e Luca ha confezionato il tutto ad arte.

Mi sembra che il brano centrale, nonché primo singolo, sia “Il tatuaggio elettrico”, dedicata ad Andrea Pazienza. Ci raccontate come nasce il brano?

Il brano, intitolato Il Tatuaggio Elettrico, è liberamente ispirato al libro Pazienza - Geografia della memoria di Enrico Fraccacreta, Michele Trecca, Enzo Verrengia. Edizioni Biblioteca economico giuridica Felice Chirò, San Severo 2004.

La lettura di questo libro è stata una folgorazione perché racconta di Andrea prima che diventasse la “rockstar” maledetta che è diventato. Scritto con sincero affetto dalle persone che hanno condiviso con lui i momenti più belli della vita, l’adolescenza.

Ecco la canzone e il videoclip vogliono proprio celebrare questa bellezza, la spensieratezza, l’amicizia, la forza dirompente e l’eclettismo di Andrea, genio cui non è stata resa ancora giustizia.

Il video ha visto la partecipazione dell’attore Giovanni di Benedetto che, tra gli altri, ha interpretato il giudice Paolo Borsellino nel film Attentatuni – Il grande attentato. Nel videoclip è il papà di Andrea, Enrico Pazienza.

Andrea Grossi veste i panni di Andrea Pazienza mentre Daniela Ucci è Isabella Damiani.

Girato nell’estate 2018 in varie location della Costa dei Trabocchi abruzzese da Renato Barattucci, montato da Simona Bassanini e Gianfranco Senese. La copertina del singolo è stata realizzata dal fumettista Fiorindo Ricci.

Prossimamente suonerete all’interno di un carcere di massima sicurezza. Come mai questa scelta e che tipo di esperienza vi aspettate?

La scelta è stata frutto di un desiderio comune, quello di regalare a tutti i detenuti un “momento di libertà” e l’idea di suonare in un luogo “proibito” ci affascina molto. non sappiamo cosa aspettarci, ma sicuramente sarà un’esperienza ricca di emozioni

Quali sono i vostri programmi, (attività live, nuove uscite) per il prossimo futuro?

Ogni giorno pensiamo al futuro, infatti siamo sempre in bottega a suonare e a programmare i nostri live. Abbiamo in cantiere altri brani che stiamo iniziando ad arrangiare con la stessa voglia e lo stesso entusiasmo di sempre. Abbiamo appena finito di scrivere una canzone che parla del tragico evento del terremoto dell’Aquila cui siamo legati da affetti familiari e stiamo iniziando a pensare ad un videoclip che non vediamo l’ora di realizzare.

Il prossimo nostro evento live si svolgerà il 21 giugno a Pescara in occasione della festa europea della musica 2019 a “Lo Spaz!” In Via del Circuito, 238 dove suoneremo il nostro disco dal titolo “NOT IN MY NAME” prodotto dall’etichetta bolognese “Vivamusic”.

Invitiamo tutti a seguirci su:

https://www.kleisma.com/formazioni/profilo/gae-campana-band

Facebook @Gaecampanaband

Instagram #Gaecampanaband

Gae Campana Band traccia per traccia

Apertura elettrica per l’ep: ecco Voglio vivere in un posto lontano, racconto al femminile ricco di aspirazioni e speranze, con qualche contrasto fra melodia e aggressività.

Si allenta la tensione con Il tatuaggio elettrico, canzone con tentazioni piuttosto melodiche scelta come singolo e dedicata ad Andrea Pazienza.

Si rimane su toni piuttosto drammatici con Portami a casa, un desiderio di ritorno che sfocia quasi in preghiera a due voci, ruvida e dolorosa.

Un po’ più giocosa Quando la testa frulla, che parte piano e poi accelera un po’ con qualche sottofondo un po’ funk.

Il finale è riservato ai ritmi cadenzati e alle frizioni elettriche in È solo un attimo, che parla di vita sdrucciolevole prima che qualche scivolamento sintetico si inserisca. La seconda parte accelera e si fa più densa.

Sei canzoni unite da una certa coerenza sonora, per la Gae Campana Band. Il che non impedisce variazioni sul tema e qualche tocco di fantasia, per un disco sfaccettato.

Genere: rock

Se ti piace la Gae Campana Band assaggia anche: I Camillas

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