Superotto è il nuovo disco di Gatto Ciliegia contro il Grande Freddo. Si tratta dell’ottavo disco in studio per la band torinese, più recente capitolo di un percorso fatto di suggestioni, di continua esplorazione tra i territori paralleli alla forma canzone.
Si rinnova inoltre la collaborazione con la regista Susanna Nicchiarelli: Superotto è infatti una evoluzione della colonna sonora di Per tutta la vita, il documentario del 2014 già musicato dai Gatto Ciliegia, come già avevano fatto con Cosmonauta nel 2009 e più recentemente con Nico88, vincitore della sezione Orizzonti alla 74° Mostra del Cinema di Venezia, pluricandidato ai David di Donatello e prima uscita di 35mm.
Gatto Ciliegia contro il Grande Freddo traccia per traccia
Una prima traccia piuttosto guardinga, Per forza di cose, che apre l’album con suoni circospetti e una chitarra insinuante. A metà brano entrano un paio di note di sax e cambiano l’andamento, facendolo diventare più dinamico e quasi frenetico.
Movimenti di basso piuttosto serrati aprono Luca sapeva tutto, che inizia ad alzare il livello di tensione.
Torna la calma con Superotto, la title track, che insieme a una linea melodica fluida inserisce rumori come di respiro.
Un fiorire di piccoli suoni costruisce Aspettavo che passasse (andata), fiorita di vibrazioni finché non emerge il movimento centrale del brano, piuttosto consistente e quasi muscolare.
L’alternanza di umori prosegue con le malinconie iniziali de La bisca di hum, poi innervate da un drumming crescente e non del tutto regolare.
La posta di padre Mariano sa di intermezzo, con un piccolo loop al centro. Invece Il divorzio si imposta su dinamiche leggere ma movimentate.
Più drammatica l’atmosfera di Nella stanza senza angoli, che si stratifica su più livelli sonori. Situazioni a espansione graduale ma moderata anche quelle disegnate da Non siamo lupi.
Un imprevisto elemento urban si impossessa di Fuoritema di Amintore, che cambia un po’ il clima e inserisce anche un che di noir.
C’è un recitato all’interno de Il nodo di Gordio, brano che si distribuisce e si svolge con calma. Il disco si chiude con una certa tristezza, tutta quella che riverbera da Aspettavo che passasse (ritorno).
Un lavoro attento e molto interessante, quello del Gatto Ciliegia, con legami forti con la cinematografia ma senza ricadere nello stereotipo della “soundtrack” classica.
