Pare che si sia ripreso dopo essere rotolato dalle scale di Sanremo: non c’è bisogno di controfigura per Ghali quando rappa, come dimostra DNA, il nuovo album (Atlantic Warner/Sto Records). Un disco di quindici tracce per raccontare qualche conferma e qualche novità.

Forse meno arrabbiato, sicuramente più consapevole e anche più voglioso di esplorare, il rapper milanese si toglie la maschera ma si intuisce che quanto c’è sotto può essere del tutto imprevedibile.

Ghali traccia per traccia

Si parte da una breve Giù per terra, tutto sommato morbida e anche un po’ soffusa, anche se in un secondo tempo più marcata e oscura.

La già nota Boogieman, con i suoi rimbalzi e il suo sound fitto, arriva subito dopo, resa più appuntita anche dalla presenza di Salmo, fra confronti sul passato e cose stupide e non cool.

La title track DNA è un pezzo di rap “classico”, con una struttura abbastanza standard e temi di rivalsa. Ma si capisce il livello raggiunto da Ghali anche in questi pezzi “normali”, che tuttavia riescono a colpire fin da subito.

Giretto semplice a introdurre Good Times, pezzo di apparente buon umore (ma come puoi essere veramente di buon umore quando le tue ex hanno fatto un gruppo whatsapp?).

Un certo french touch attende l’ascoltatore quando si passa su Jennifer, in compagnia di Soolking, pezzo morbido con tratti di sensualità.

Fluttua un po’ e viaggia sul morbido 22:22, pezzo tutto sommato interlocutorio. Molto più aggressiva Fast food, breve e contundente.

Suona quasi da incoronazione la collaborazione con Tha Supreme all’interno di Marymango, uno dei pezzi più creativi a livello sonoro del disco.

Si parla del passato all’interno di Flashback, il pezzo più personale, forse anche quello che ha maggiore continuità con i lavori precedenti.

Una deriva latina caratterizza Combo, realizzata con il contributo di Mr. Eazi, pezzo che parla di migrazioni con un po’ di acidità mixata a sensazioni più leggere.

Extasy si distingue per un ritmo veloce e per una sensazione apparentemente leggera. Barcellona è un altro pezzo che parla di relazioni, con una certa carica malinconica.

Si torna a ritmi più aggressivi e a colori più scuri con Cuore a destra, che poi parla anche di Pokemon.

Scooby ricade nella categoria del dissing, almeno accennato (si apre con qualche distinto “Sick Luke” in apertura e nel finale), poi si rivela fitta di rime.

Il disco chiude con una drammatica Fallito, che ha un contorno musicale piuttosto misterioso.

C’è una crescita all’interno dell’album di Ghali, soprattutto a livello sonoro (ma non sfuggirà che nessuno dei pezzi porta la scritta “explicit”). Il rapper milanese sta chiaramente cercando un’evoluzione.

Qualcuno ha già sollevato un sopracciglio rispetto al presunto “ingentilimento”, ma crescere significa anche considerare le situazioni in maniera più completa e consapevole. E non fingere una rabbia che non hai o che non hai più.

Il disco è buono, completo, intenso e ben riuscito. E la scrittura di Ghali lo pone sicuramente al centro della scena hip hop italiana contemporanea, in compagnia di pochissimi altri eletti.

Genere: hip hop

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