Gianni Venturi/Lucien Moreau, “Moloch”: recensione e streaming

Gianni Venturi/Lucien MoreauNasce dall’incontro tra Gianni Venturi e Lucien Moreau l’album Moloch: quindici tracce, con qualche contributo esterno, ricche di suggestioni e di esperimenti, tra testi poetici e background sonori spesso vibranti e lacerati.

Gianni Venturi e Lucien Moreau traccia per traccia

Dopo l’introduzione industrial di Dorje Phurba si passa a Eindao, panorama post bombardamento in cui le componenti di rabbia e risentimento si rielaborano in contenuti spesso gutturali. L’addolorata Kaddish, già scelta come singolo, prosegue un percorso che parla di bombe e devastazione. Ci sono gli archi e la presenza di Chiara Megan Munari a fornire un crescendo di pathos a Tiger Tiger.

Tra circo e teatro ecco il recitato de Il circo dei normali, che accumula ritratti di contemporaneità in un crescendo d’astio. Rivoluzione sceglie colori ancora più oscuri, come in una discesa agli inferi che non sembra conoscere sosta.

Satori, con Alice Lobo, regala qualche istante di tensione meno estrema, ma di inquietudine altrettanto serpeggiante. Contenuti insolitamente intimi quelli di Anime erranti, che si veste di tastiere dai suoni vintage e di colori ancora una volta cupi. Torna Alice Lobo per la lunga Bambina di Fragola, in cui si torna a un minimalismo ora sussurrato ora urlato. Una lamentazione di carattere carnale si sviluppa con forza e furore. Poi il crescendo del pezzo, che è chiaramente il cuore del disco, si allarga a ventaglio spazzando via quasi tutto.

Atmosfera che si vorrebbe quasi dire “più leggera” nella comunque tetra Urlo (frequenza), con un senso di spaesamento che cresce durante il brano. Il sarcasmo è il protagonista de La soluzione, che parte dalle banche e dall’economia per allargare lo sguardo, come sempre con un senso di sconforto che monta. Il recitato qui e là si fa simile a un rap, rispettando regole di metrica e di assonanza.

Qualche sensazione blues filtra tra le note di Canto armonico del silenzio, tra pianoforte e qualche maggiore libertà vocale. Si procede con Qohèlet, uno dei libri biblici forse più frequentati dai musicisti di ogni epoca. Da libro e pezzo emerge soprattutto il senso di angoscia esistenziale, legata a qualunque presente.

Libera la Follia, con Alice Lobo, parte dal pianoforte e prova a trovare alternative, appunto, folli. Frammenti di Fossati, CSI, Kurt Weill finiscono frammentati e calpestati in discorsi caledioscopici. Il fantasma di Alce Nero, che si manifesta qui e là in tutto l’album, emerge alla fine nella tribale Lo Sciamano, con Chiara Megan Munari.

Usare l’aggettivo “potente” per il disco di Gianni Venturi e Lucien Moreau rischia di definire per difetto. Il recitato che caratterizza gran parte del disco è carico d’ira e di idee, relegando la parte sonora spesso a mero complemento. Ogni tanto è salutare farsi prendere a schiaffi da dischi di questo genere.

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