Gli Altri, “Prati, Ombre, Monoliti”: recensione e streaming

frontGli Altri sono un quintetto di Savona formato da Gabriele Lugaro e Andrea Nocco (chitarre e voci), Andrea Avalli (basso), Lorenzo Colonna (batteria) e Manuel Rosso (violino elettrico). Attivi dal 2010, hanno pubblicato un ep, un primo full lenght (“Fondamenta, Strutture, Argini” – 2013) e uno split con gli Uragano (2014).

Questo secondo lp, dal titolo Prati, Ombre, Monoliti, che TRAKS ti offre in streaming in anteprima assoluta, nasce per fotografare diverse cose: la naturale evoluzione del suono del gruppo rispetto al passato; la coerenza con l’attitudine DIY; le esperienze individuali che hanno accompagnato in questi anni la composizione dei pezzi. Il disco è coprodotto da 38 etichette indipendenti di Italia, Francia, Germania, Belgio, Gran Bretagna e USA.

Gli Altri traccia per traccia

L’attacco è affidato a Prati, il pezzo già scelto per video e singolo e ospitato in anteprima qualche giorno fa. L’aggressione sembra la tematica principale della sonorità del pezzo, che però si muove su linee maniaco-depressive: ora furibondo, ora malinconico e in down profondo. Unai cambia passo e vive vite diverse: ci sono ritmi differenti e inserzioni capaci di cambiare il panorama sonoro.

Del tutto omogenea e piuttosto granitica invece la breve Ripenseremo, dominata dal drumming. Sotto i due minuti sta anche lo strumentale Un’isola, che mantiene i ritmi su livello rock ed esibisce i muscoli senza rinunciare a qualche sensazione malinconica. Si torna a urlare con Oltre la collina, violenta e rumorosa, in cui voci, chitarre e batteria cooperano per alzare un muro con pochi varchi.

A proposito di muri, Ombre ne tratta già a partire dall’incipit declamato, prima di introdurre chitarre di umore variabile. Nuovo e diverso da te presenta facciate di pura aggressività, presentata però in maniera piuttosto plastica. Ventre propone altrettanta carica, distribuita in ondate successive e in un pezzo breve.

Anche Idomeni parte con un recitato piuttosto fitto, seguito da un alto livello di urlato, tra chitarre in tempesta. Si chiude con Monoliti, forse il pezzo più violento in assoluto, giusto per non finire l’album con ombre di rassegnazione.

Un disco potente ma anche modulato nella manera giusta, quello degli Altri. Tutte le istanze dell’album hanno un percorso, costruiscono qualcosa e infine trovano sfogo, come secondo processi naturali.

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