Il primo live post chiusura totale del mondo: Palazzo Ducale, GnuQuartet, organizzazione Goa Boa Festival. L’annuncio, a poco più di un giorno dall’evento, della partecipazione genovese a Live is Life, che ha organizzato spettacoli in Piemonte, Lombardia, Liguria, Veneto, Emilia, Toscana, Marche, Lazio, Puglia ha mosso parecchi animi, e fatto arrivare le prenotazioni al completo.

Gli artisti che si esibiscono stasera sono gli GnuQuartet, gruppo genovese formato da Raffaele Rebaudengo alla viola, Francesca Rapetti al flauto traverso, Roberto Izzo al violino e Stefano Cabrera al violoncello.

Ci si mette in fila per entrare, si rispettano le distanze, si raggiungono i posti a sedere. Ci si può mettere accanto solo se congiunti, altrimenti occorre lasciare due sedili vuoti ogni persona. Perfetto, ma strano. Ci accomodiamo.

Un po’ di attesa, ecco arrivare gli artisti. Indie non sono, non per come si intende l’indie ora diciamo. Eppure i sentimenti provati appena le prime note hanno iniziato a spargersi nell’aria è stata qualcosa di simile alla malinconia che muove le penne dei migliori Edoardi.

Tra un brano e l’altro, tra la scoperta di quanto questa band sia quella giusta per un ritorno all’amore di sempre, la musica live, e la voglia di scoprire quale contaminazione ha creato quel passaggio, arriva il momento delle parole.

“Ogni posto vuoto accanto a voi rappresenta un posto di lavoro perso”, è il monito di Raffaele, e invita a non smettere mai di avere fame di eventi e di spettacolo. “Non sono mai passati 100 giorni senza un concerto”, senza musica live. Per un musicista 100 giorni senza esibizioni, senza poter suonare, equivale a 100 giorni senza respirare. O almeno così dicono. Non sono musicista, in fondo. Ma non so se da quando sono in grado di intendere e volere ne siano mai passati così tanti prima che potessi vederne uno.

Nel programma, oltre ai brani del disco di prossima uscita Paganini – The Rock Album, sfilano anche omaggi veloci, variegati e molto pop: dalla “Pantera rosa” a “Profondo Rosso”, passando per un accenno al De André di “Don Raffaé”. Si suona ancora, si suona bene, siamo tutti attenti e contenti. Restiamo vicini. Una musica può fare.

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