Hope at the Bus Stop, “And a Thousand Other Things”: la recensione

Fuori ora And a Thousand Other Things, il nuovo disco degli Hope at the Bus Stop. Il disco è stato anticipato, tra settembre 2020 e l’inizio di quest’anno, da quattro singoli. L’album dei padovani esce per Iohoo Records con distribuzione Costello’s/Artist First. La band arriva al nuovo disco rafforzando e affinando influenze e identità, che vedono le proprie radici nell’alt-americana e nel folk-rock.

Il gruppo si forma a Padova nel 2013 come duo di cantautori, prima di trasformarsi in una band completa, gradualmente, tra il 2014 e il 2015. Dopo aver pubblicato due ep con l’etichetta indipendente Iohoo Records, ottenendo passaggi radio locali e aprendo concerti per artisti italiani come Mesa e Roberto Dell’Era, sono pronti ad uscire a febbraio 2021 con il debut album And a Thousand Other Things. Le influenze del gruppo vengono come sempre da posti diversi, ma soprattutto dall’alternative rock degli anni ’90 e dall’indie pop dei 2000.

Hope at the Bus Stop traccia per traccia

Rotola un po’ e si ribalta su se stessa Floating Around, traccia di apertura del disco, prima molto rumorosa, poi minimal e intima.

Indecisa fra una partenza acustica e una sintetica, Dreams as Dresses le mette in atto entrambe, con un fraseggio che si fa piuttosto fitto ma anche fantasioso.

Vocalità singolare e qualche svolazzo, oltre che scarsa capacità di sintesi nei titoli, nella più malinconica In Love with the Fear of Letting You Down.

Molto variegato il panorama di A Kind of Dancing Mist, con una vocalità quasi da crooner.

Lines to Follow parte semplice, poi fa salire il drumming per un rock aperto e abbastanza easy.

Tamburi di guerra nell’apertura di Flowers, che si lascia andare a sonorità quasi math rock, con momenti molto acidi.

C’è un po’ del Lou Reed più confidenziale che si rivela sotto The High White Mountain, che si scala anche grazie a una linea di basso morbida e fluida.

Atmosfere più morbide e un po’ ondivaghe quelle di Fishes Cluttering the Sea, una giornata a pesca di suoni e amenità. Il brano si allunga e fa pensare al blues del Delta, con qualche scintillio in più.

Si chiude con Walloping, che lavora piuttosto in profondità, su un drumming molto vivo e un lavoro variegato di chitarra.

Fantasiosi e creativi, gli Hope at the Bus Stop impegnano le casse con una certa potenza ma anche una versatilità che permette loro di allinearsi con le tendenze sonore internazionali più in evidenza al momento.

Genere musicale: alternative rock

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