Anticipato dai singoli Tonight e Fooled me once, Transition è l’album d’esordio di Joe Allotta. Transition è un viaggio musicale che riflette una vita in continuo movimento, dove ogni cosa appare labile, veloce e sfuggente, immersa nei ritmi frenetici che ci circondano ogni giorno. Il titolo custodisce però anche una dimensione più intima: la trasformazione personale che Joe Allotta ha attraversato negli ultimi anni, affrontando momenti difficili e trovando la forza di superarli, lasciandosi alle spalle il passato per guardare al futuro con nuove prospettive e nuove sfide.
Un altro significato di Transition è legato alla crescita della sua identità artistica: Joe non è più soltanto batterista e compositore, ma anche cantante. La sua voce, intensa e sorprendente, si intreccia al drumming in un dialogo continuo, aprendo a possibilità espressive inedite e aggiungendo ulteriore profondità al suo linguaggio musicale.
Il progetto solista di Joe Allotta (batterista, compositore e cantante) nasce dal suo bisogno di libertà espressiva dopo le numerose esperienze come session man per artisti come Davide Shorty, Johnny Marsiglia, Funk Shui Project, Mario Biondi, Leburn Maddox, Giles Robson, Amy True, Imaani (Incognito).
Il disco è stato prodotto negli studi dello Sghetto Club di Bologna, dove Joe, insieme al suo produttore Jacopo Trapani, ha trascorso settimane di ricerca e sperimentazione: provare, suonare, elaborare e sintetizzare suoni, sviluppare e arrangiare idee, grazie anche alla complicità di musicisti straordinari. Il risultato è un lavoro che fonde istinto e ricerca, intimità e apertura, movimento e trasformazione: esattamente ciò che Transition vuole raccontare.
Joe Allotta traccia per traccia
Parte piano e poi si anima progressivamente Love/Lust, dicotomia che si veste di jazz notturno piuttosto potente e impetuoso. I fiati sollevano quello che di fatto è un flusso molto muscolare e terreno, prima che il piano intervenga a conquistarsi la scena.
Arriva il cantato in Tonight, che veste colori più vicini al soul e al funk, con una chitarra insistente sullo sfondo. Il ritmo rimane incalzante e il mood generale ricco di tensione. Con Fooled me once le dinamiche ritmiche guadagnano qualcosa in più in termini di presenza scenica, mentre il cantato si aggira in atmosfere tutto sommato scarne dal punto di vista sonoro.
Intermezzo rapido quello di She sad again, cui fa seguito Jungle ciuri (suppongo “fiore della giungla”) che esce dal sottobosco per regalare suoni scintillanti e molta elettricità.
Arriva poi You and me, che viaggia più vicina ai binari della canzone pop, e anzi della ballad, con toni romantici e malinconici a fare da sfondo, salvo un finale free jazz difficile da preventivare.
Altre idee testuali quelle di Duluri novo e antico, cantata in siciliano ma che comunque si immerge in un ambiente drum’n’bass scoprendo di starci benissimo. Il disco si chiude con gli “sfarfallii” sonori di Till we meet again, che dopo una breve intro sfocia in un brano non privo di ruvidità, con una struttura sonora articolata e idee quasi rock progressive.
Davvero un progetto convincente quello di Joe Allotta, che convoglia influenze internazionali e le porta vicino alle proprie radici, mescolando generi e sensazioni e ottenendo un risultato molto plastico e fluido, di alto livello e di notevole eleganza.
