Simone Matteuzzi, “Invito per colazione”: recensione e streaming

Fuori ora Invito per colazione, l’album d’esordio di Simone Matteuzzi. Il disco esce per Zebra Sound con distribuzione Virgin Music Italia e management Costello’s Records.

Il disco d’esordio di Simone Matteuzzi si pone timidamente l’obiettivo di spogliare le pluralità e le contraddizioni della figura di un giovane artista nell’era delle pose virtuali. Nel tentativo di raccontarsi a un pubblico utilizza il “feticcio” narrativo di un “Invito per Colazione”, un incontro, una messa in scena di mondanità in un giardino evaporato dallo spazio e dal tempo, in cui lo zibaldone di poetica cantautorale, il nu jazz, l’ironia dei testi, la sperimentazione elettronica e la ricerca tradizionale si incontrano per restituire all’ascoltatore luci e ombre del rapporto con se stessi, gli altri e la propria alterità.

Simone Matteuzzi traccia per traccia

Questioni di ironia e differenze di sensibilità sono al centro delle dissertazioni un po’ jazzate e comunque morbide de Le mele, brano d’apertura del disco.

Si prosegue con ELETTRICO, con titolo scritto maiuscolo a sottolineare una certa enfasi. Il passo del brano è regolare e cadenzato, con evoluzioni sonore e vocali piuttosto curiose. Così come curiosa è l’elaborazione delle rime baciate, in una sorta di passeggiata poetica stravagante e un po’ straniante.

Molto più dinamica Ipersensibile, quasi frenetica e capace di qualche variazione durante il proprio viaggio, con vocalità variabile, dialoghi tra soul ed elettronica. Molto più morbide le pagine scritte da Caldo, che insegue modelli quasi princeani, in un’immersione in un r&b elettrico particolarmente fiorito.

La title track Invito per colazione è morbida e colorata, con un po’ di falsetto isterico qui e là, a disegnare un’Arcadia che sembra più sognata che reale. Esplosione jazz e strumentale sul finale, a stravolgere concetti acquisiti.

Si fanno due passi notturni insieme a Oblomov, tranquilla come ritmi ma ricca di fantasmi. Affinché il mare dà seguito con un’altra escursione morbida, acquatica, forse orientale. Delicatezze sonore si aggiungono a una trama fitta ma non invadente, lasciando spazio a un climax vocale molto interessante.

Vorrei essere un gatto è una passeggiata sonora e orchestrale molto variegata che esprime un desiderio di espulsione dell’ego per adottare prospettive diverse. Riposo fornisce un po’ di calma dopo le traiettorie psichedeliche precedenti, anche se le variazioni sono sempre dietro il prossimo angolo. Le acque calde finali risolvono parte delle tensioni accumulate.

A chiudere ecco piccole sporche Zanzare, fastidiose e maliziose quanto il percorso di un brano notturno e acustico, ma con tante piccole intromissioni e piccole sorprese, con riferimenti a contemporaneità drammatiche appoggiati lì come non parendo.

Sono molti i riferimenti, musicali e non, che arrivano alla mente ascoltando il disco di Simone Matteuzzi. Ma al di là dei riferimenti, che utilizza e ai quali non si ancora, il musicista milanese plasma una pasta sonora multiforme e sfaccettata che è proprio e solo sua.

La scrittura di Matteuzzi ha qualcosa di scintillante, tesa a esprimere una personalità artistica molto vivace e creativa. La forma canzone è il riferimento, ma è evidente la tensione ad allargare i confini per farci entrare molti elementi in crescita ulteriore. Colpisce, incuriosisce e appaga, grazie a coraggio e curiosità.

Genere musicale: soul, r&b, alternativa

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