Si chiama Scimpanzé il nuovo lavoro di Loris Dalì, cantautore che ha lasciato alle spalle una dozzina di band per presentarsi con nome e cognome a una carriera solista che guarda alle lezioni di cantautori antichi e moderni.

C’era una volta apre con il passo della ballata d’autore classica, ma il suono della chitarra e le sonorità complessive della canzone guardano a orizzonti più lontani.

Evviva l’Italia se la prende con ben noti luoghi comuni (ma reali, disgraziatamente) che riguardano la politica e l’attualità di un Paese non lontano da voi. La parte più notevole del brano, va detto, è comunque una presa per i fondelli ai danni dei Modà. Sono soddisfazioni.

Arriva poi Manager, celebrazione scatenata e un po’ latina già selezionata come singolo di presentazione del disco. Atmosfere del tutto opposte in Di nuovo ubriaco, che mette in evidenza una vocalità “antica” e molto piacevole, all’interno di una ballata etilica e triste.

Il Principe di piazza Castello è contrassegnata dal pianoforte e da un ricco crescendo orchestrale che ne fa uno dei pezzi più notevoli del disco, anche grazie a un testo ricco di suggestione.

Rivoluzione parla, utilizzando anche le voci di alcuni personaggi piuttosto noti, dell’impossibilità storica di effettuare rivolgimenti importanti in Italia, con la previsione di nuovi e ulteriori pifferai magici in arrivo.

Preghiera utilizza altri ritmi sudamericani per muoversi in ambiti che vanno da Capossela a Mannarino. Si resta su idee simili anche con Vita coniugale, ricca di ironia e molto rapida.

Più sentita e intensa Se dovessi morire adesso, guidata dal pianoforte e da un certo sentimentalismo di fondo. La tematica rimane la stessa anche in Funerale, come se il racconto fosse stato diviso in due parti.

Quasi le 3 percorre il viaggio della canzone notturna, con il contrabbasso che si erge a protagonista e l’aria da jazz club. Si chiude con la title track Scimpanzé, cantata con l’ausilio di amici e parenti, cantanti non professionisti (e si sente abbastanza, ma il risultato è divertente).

Il disco mette in evidenza buone qualità di scrittura di Dalì, capace di raccogliere nel proprio disco racconti che suonano autentici e sonorità altrettanto ricche di realtà e molto solide.