L’intervista: Glass Cosmos, alzando la voce #TraKs

Abbiamo ospitato lo streaming del loro Disguise of the Species (qui streaming e recensione) qualche tempo fa. Ora è tempo di rivolgere ai Glass Cosmos ancora la nostra attenzione, con l’intervista al chitarrista Florian Hoxha.

Mi racconti la storia della vostra band?

La nostra è una band nata nel 2011 dopo la fine della precedente esperienza nei Cheap Mondays. Nell’attuale reincarnazione ci sono 3/5 della precedente band ossia voce, chitarra e basso ai quali si è aggiunto Matteo Belloli alla batteria.

L’intento è stato sin da subito quello di fare rock rimanendo svincolati per quanto possibile dai trend del momento. Alle nostre radici musicali new wave e post punk si è aggiunto un certo elemento riconducibile al grunge e allo stoner che è sempre stato in noi ma che non avevamo avuto modo di esternare in passato.

La band ha investito tanto tempo nella ricerca di un suono che valorizzasse non un’ambizione ma una visione musicale. Visione fatta di melodie avvolgenti e suoni trainanti, spessi e curati.

Tutto ciò non nasconde una presunzione ma una presa di posizione verso certe correnti ‘hipsteriche’ riconducibili ai vari Vampire Weekend, Darwin Deez, Alt J ecc.. dove la musica è funzionale alla band, a un’idea di ‘essere’ e non la band che si fa in 4 per la musica.

La copertina e il titolo del vostro disco fanno allusione a un camuffamento che, a quanto ho capito, è generazionale. Ma con chi ce l’avete, nello specifico?

Prima di parlare della copertina ci prendiamo poche battute per parlare di chi l’ha scattata e allo stesso tempo ha seguito tutto l’artwork di ‘Disguise of the Species’ ossia Alessio Caglioni, il quale oltre che a essere un fotografo visionario è anche un talentuoso bassista.

Dopo tanti discorsi fatti con Alessio sul concept e sulla presa di posizione della band lui ci propose di realizzare effettivamente ciò che Magritte aveva dipinto in un quadro del 1934 che si chiama ‘L’illusione collettiva’.

Il quadro e il suo titolo ci parvero perfetti per cristallizzare in una foto i nostri intenti. La sirena capovolta in riva al mare mi fece poi venire in mente Darwin e la sua teoria dell’evoluzionismo. Le due cose si univano perfettamente dal momento che oggi le persone mancano di personalità e coraggio, in primis nella musica.

Le persone non osano ma hanno bisogno dei blog, delle recensioni, degli opinion leader per essere guidate, per scindere il bene dal male e da qui potremmo definire tutto ciò un’illusione collettiva.

In un contesto del genere dove l’informazione e i trend raggiungono tutti in tempo reale sarà impossibile avere delle ‘virate’ musicali sismiche come lo sono stati per esempio i Black Sabbath alla fine degli anni Sessanta o il fenomeno del grunge all’inizio degli anni Novanta.

La specie per sopravvivere non si evolve più come empiricamente dimostrato da Darwin, ma si camuffa. Oggi le band trovano conforto nell’appartenere a un genere, nell’essere un vagone che si aggiunge a un lungo treno piuttosto che alzare la voce con tutti i rischi che ciò comporta.

Da qui la critica al ‘camuffamento della specie’. Per alcuni mesi tutti fanno ‘shoegaze’ dimenticando tutte le loro convinzioni (lo erano?) indie per poi buttarsi a capofitto nella nuova psichedelia. I Glass Cosmos hanno rifiutato di ansimare dietro alla next big thing.

Noi pensiamo che uno debba esprimersi ed evolversi rispettando se stesso e le sue convinzioni, cambiando genere quando lo ritiene e non tirando a indovinare ciò che andrà nel prossimo futuro.

Tornando alla copertina devo dire che ci ha lasciato a bocca aperta quando l’abbiamo vista ultimata e i feedback fino a ora raccolti, da chi ha avuto modo di vederla, sono molto entusiastici.

Ho trovato molto curiosi alcuni dei vostri titoli: per esempio all’interno di “The Bilderberg Club” mi aspettavo una tirata contro la degenerazione del capitalismo e invece è un brano strumentale…

Il brano in questione è sempre stato presente nei nostri concerti perché riassume ciò che è il nostro suono, i nostri chiaro scuri, il suono evocativo e le galoppate ritmiche.

Abbiamo sempre ritenuto che un testo in questo caso specifico sarebbe stato superfluo perché il tutto funzionava molto bene da sé. Arrivati a questa conclusione tuttavia per lo stesso serviva un titolo e chiamarlo magari ‘intro’ e metterlo in apertura dell’album sarebbe stato abbastanza ovvio.

Con ‘The Bilderberg Club’ ho voluto attirare l’attenzione, suscitare un po’ di curiosità e quindi condurre (chi ne avesse avuto voglia e non sapesse nulla della Commissione Trilaterale) a una veloce ricerca.

La rete espone in modo esaustivo tutte le ombre (eufemismo) che contraddistinguono il Bilderberg Club, che in modo tacito sembra decidere le sorti dell’umanità mettendo dei governi fantocci nei paesi europei colpiti dalla crisi ma non solo, foraggiando le banche che sono le principali responsabili della crisi e obbligando l’Europa alle politiche di austerity tanto care alla Germania.

Tutto ciò si potrebbe approfondire meglio… ma siamo solo al primo album, e avremmo tempo e modo, si spera. Il fatto che ci avete posto questa domanda ci fa anche capire che un po’ il nostro obiettivo è stato raggiunto.

Il feedback del primo singolo Chrono è stato molto positivo: che aspettative ha acceso in voi, considerando l’uscita del disco?

Abbiamo sempre creduto tantissimo in Chrono e nel suo messaggio e cioè sul fatto che il tempo è un medicinale quasi perfetto il quale ci aiuta a uscire da tutto ma non dimenticare completamente.

Il video di Chrono, realizzato dalla 341 Production, coglie la farraginosità con la quale ci allontaniamo da qualcosa o qualcuno e lo comunica a chi lo vede.

Ci ha aiutato tantissimo nel raggiungimento di così tante visualizzazioni e di questo siamo molto contenti. L’aspetto visivo è fondamentale per una band perché aiuta a creare un immaginario che accompagna la stessa definendola in maniera non meno decisiva della musica stessa.

Da Disguise of the Species ci aspettiamo tanto perché ogni brano per noi conta e pensiamo che chi avrà modo di ascoltarlo coglierà tantissimo da questo lavoro. A tal proposito realizzeremo due video con Alessio Caglioni.

Il primo video sarà ‘Libreville’ e i lavori per lo stesso sono già iniziati mentre l’uscita è prevista per settembre. Il secondo video lo realizzeremo per il brano ‘Shines in its own light’ e uscirà un po’ più in là nel tempo.

Ci aspettiamo tanto da questi due brani ma quelli che meriterebbero una certa rilevanza sono tanti e la scelta non è mai indolore.

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