L’intervista: il concetto del tempo dei Blooming Iris #TraKs

10334247_865131176859903_6600883120567064900_nAmondawa è l’esordio su lp dei Blooming Iris, band che esiste dal 2010 ma che ha pubblicato un ep del 2012 e che ora è arrivata al grande (convincente) passo (qui la nostra recensione). La nostra intervista con loro è qui di seguito.

Potete raccontare la storia della band fin qui?

Abbiamo iniziato a suonare insieme quando eravamo al liceo, la musica era un ottimo motivo per non studiare. Poi crescendo abbiamo deciso di  fondare i Blooming Iris e da quel momento in poi è diventato il più grande scopo della nostra vita.

“Amondawa” è il nome di una tribù del Brasile: potete spiegare la scelta del loro nome per il titolo del disco e come ne siete venuti a conoscenza?

Daniele si è per caso imbattuto in un articolo che parlava degli Amondawa. Questa tribù non conosce il concetto di tempo e tutta la loro esistenza e le loro usanze risentono di questa atemporalità.

Ne siamo subito rimasti affascinati, è una realtà che fatichiamo a concepire ma che sentiamo anche vicino. Siamo contenti che incuriosisca quanto ha incuriosito noi la prima volta, ci piace quando le persone entrano a far parte del nostro mondo.

I Blooming Iris mescolano analogico e digitale con una certa disinvoltura. Sono curioso di conoscere il vostro metodo compositivo: prima la tastiera, prima gli accordi di chitarra o prima qualcos’altro? E ognuno compone separatamente oppure tutti insieme?

Tutti i pezzi di “Amondawa” sono stati scritti da Nicolò e Daniele, poi ognuno ha aggiunto del suo in fase di rifinitura dei brani. Non c’è mai stato un metodo preciso ma spesso Daniele ha scritto e arrangiato i pezzi sui quali Nicolò ha poi steso melodia e testo.

Ovviamente i due processi non sono mai separati ma si vengono incontro quando musica e voce si mescolano.

Perché avete scelto “Raw” come singolo? Come nasce la canzone?

“Raw” è uno dei nostri brani preferiti e crediamo sia uno dei pezzi che più sentiamo nostri, a livello anche emotivo. Il brano è nato da un’intuizione che ha avuto Daniele e che ha portato in studio.

Pare di capire che anche “Spleen” abbia una storia piuttosto interessante: me la potete raccontare?

Spleen è l’unico pezzo nato per davvero con accordi e voce. È stato molto difficile capire in che modo potessimo vestirlo e ha richiesto molta fatica. Non sapevamo se sarebbe finito nell’album, ora invece siamo orgogliosi di averci creduto fino alla fine.

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