TraKs si occupa di rado di colonne sonore (non stiamo a indagare troppo sui motivi: non è che siamo qui a raccontarcela) ma ecco un’eccezione alla regola. Riccardo Cocozza è un musicista italiano a cui è stato affidato il commento musicale per un documentario sulla pesca di frodo, firmato nientemenoche da Al Jazeera. Ecco la nostra intervista con lui.
Mi puoi raccontare la tua storia?
Mi occupo di musica da sempre… da adolescente praticamente, il che vuol dire ormai che sono vent’anni che suono. Ho studiato come tecnico del suono e ho svolto vari ruoli in questo settore: dagli studi di registrazione ai locali di musica dal vivo, dal doppiaggio alla radio.
Ora mi occupo di postproduzione audio per prodotti audiovisivi (documentari, pubblicità, eccetera). Uno dei miei obbiettivi è sempre stato quello di scrivere colonne sonore come naturale prosecuzione dello scrivere canzoni, cosa che faccio da sempre.
Hai realizzato la colonna sonora del documentario “Pirate fishing” prodotto da Al Jazeera: puoi raccontare di che cosa parla il documentario e come ti è stato commissionata la colonna sonora?
Il doc parla del fenomeno della pesca pirata: si tratta di una inchiesta svolta da Julian Ruhfus per alJazeera che ha svelato come alcune imprese orientali, con la connivenza delle autorità Sierraleonesi, svolga attività di pesca di frodo nei mari della Sierra Leone.
In questo modo hanno allo stesso tempo devastato l’economia di un paese, il suo equilibrio naturale, violato accordi commerciali e inondato i mercati globali con pesce spacciato per cinese quando non lo era.
Il doc è stato girato dallo staff di al Jazeera e solo in un secondo momento hanno pensato di farne un documentario interattivo, che è ciò di cui si occupa Altera Studio, l’agenzia multimediale per cui lavoro e che mi ha commissionato questo lavoro.
Ci sono difficoltà particolari nella realizzazione di una colonna sonora di un documentario, rispetto a quella di un film?
A oggi ho composto OST “cinematografiche” solo per dei cortometraggi… posso dire però che questo lavoro ha richiesto l’individuazione di un mood che si sviluppasse lungo tutto il lavoro.
La piattaforma nel suo complesso si compone di più di 40 clip video più una serie di ambienti interattivi: trovare il modo di differenziarli l’uno dall’altro senza perdere il continuum richiesto è stato piuttosto arduo, ma devo dire che sia Altera sia al Jazeera si sono mostrati sempre convinti delle proposte fatte e per questo credo di poter dire che abbiamo svolto un ottimo lavoro.
Hai utilizzato materiale che avevi già realizzato in passato oppure si tratta soltanto di musica scritta ad hoc?
Ogni brano è stato composto ad hoc. La necessità di utilizzare alcune sonorità che potessero contestualizzare le immagini mi ha condotto a un uso importante di elementi ritmici di matrice acustica e “tribale” (se mi concedi il termine).
Solitamente io mi muovo su lidi più elettronici e anche per me è stata un po’ un’avventura… ma devo dire che l’aver scelto di inserire questi elementi nel sound che “frequento” di solito mi ha insegnato davvero molto.
Oltre alla promozione della soundtrack, stai già pensando a progetti nuovi?
Al momento sto producendo il disco di Virginia Quaranta, una cantautrice pugliese trapiantata a roma, per la Strato Dischi, una netlabel con la quale ho trovato una profonda affinità in particolare per tutto ciò che ruota attorno al Creative Commons.
Contestulamente prosegue il lavoro di scrittura dei nuovi brani della mia band, i BON.NOT, che andranno a comporre , spero entro marzo, il nostro nuovo ep… cui seguirà speriamo qualche data dal vivo.
Inoltre sto mettendo un po in ordine del materiale prodotto per Altera Studio che non è stato utilizzato o che non ha visto la luce… Vediamo cosa ne uscirà: diciamo che ci tengo a scrivere colonne sonore anche se non ci sono film da musicare.
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