Massimo Torresi, “Possibilità”: la recensione

massimo torresiParlare di debutto discografico per un cantautore che ha fondato la sua prima band negli anni ’90 sembra quasi una forzatura, eppure il marchigiano Massimo Torresi ha pubblicato il primo disco solista della sua carriera intitolandolo Possibilità. Per la realizzazione di questo lavoro, Torresi si è avvalso della collaborazione del musicista Fabio Verdini (attualmente tastierista dei Tiromancino) alle tastiere e ai sintetizzatori; insieme a lui aveva già fondato nel 2005 il gruppo pop-rock Bluff.

Possibilità è un album multiforme, per il quale lo stesso autore dice di aver usato “drum-machine, sintetizzatori vigorosi e giri di basso ruggenti, così come batterie acustiche, fisarmonica e archi, pensando a come poter far coesistere tante storie nello stesso racconto”. I brani messi sul piatto abbracciano diverse sfumature del pop-rock, da quella più energica nel sound e velatamente noir nei testi delle prime tracce del disco, a quella maggiormente morbida, riflessiva e ottimistica della seconda parte.

Massimo Torresi traccia per traccia

Un sound cupo accompagna un coro mistico e la voce graffiante dell’artista nel primo brano, L’impassibilità delle pale eoliche. Un brano che incarna perfettamente la sensazione di apatia e di passività che vuole trasmettere già dal titolo, osservando un mondo che non ci appartiene, con la speranza ingenua che possa cambiare senza bisogno del nostro intervento.

Si prosegue con la title track Possibilità, il cui cambio di sonorità, quasi new wave, riesce a creare uno spiraglio di speranza, nonostante la sensazione di impotenza del brano precedente continui a essere sottolineato. Il Caveau e il suo ritmo crescente synth-pop anni ’80 cavalcano l’onda di atmosfera creata dal brano precedente, stavolta accompagnando un testo disilluso e disincantato, in cui la ricerca ostinata dei piaceri materiali diventa il solo obiettivo da perseguire, a discapito di qualsiasi morale.

L’atmosfera si fa più morbida, pur mantenendo l’eco rétro, con Alibi non hai, un brano più introspettivo dei precedenti, in cui il confronto con ciò che è altro da sé intimorisce, creando vittime senza possibilità di salvezza. Si inseriscono gli archi per la prima, vera canzone d’amore, Credi anche tu. “Ogni amore si stima in lacrime“, è frutto di un continuo lavoro di mediazione con sé stessi e con l’altro, fatto di momenti altissimi e di rovinose cadute.

L’ingresso nella seconda parte di tracklist si intravede in Nostalgia, il cui testo consapevole e riflessivo viene stemperato dal motivo orecchiabile e dalle tastiere. È con Miele, però, che si avverte decisamente il cambio di atmosfera: la chitarra acustica è accompagnata da fisarmonica e violoncello, per un brano dall’aria francese nei suoni e dalla voglia di rinascita nel testo.

Anche in Salgo a prendermi una stella si respira aria di cambiamento, di crescita personale e di desiderio di lasciarsi alle spalle quello che non ci va. Le tastiere si sposano bene con i synth, rendendo questo brano uno dei musicalmente meglio riusciti dell’album. Ma soltanto per me è una ballata pop dal ritornello orecchiabile, pur non affrontando un tema così semplice: quello di riuscire a mantenere la propria identità all’interno di una relazione e di riuscire ad amare l’altra persona incondizionatamente.

Ci avviciniamo alla fine dell’album, ed è la volta di Libera d’incanto. Il groove dominante è di nuovo legato al passato, con sintetizzatore marcato e rimbalzi direttamente dagli anni ’80. L’atmosfera gioiosa potrebbe però trarre in inganno, perché il testo racconta un amore ostacolato da una madre arpia.

Come un’araba fenice che risorge dalle sue ceneri, l’ultima traccia del disco, La rinascita, esorta a sollevarsi dai fallimenti e trovare il coraggio di cambiare. L’atmosfera riesce a restare sulle corde dell’introspezione, nonostante il sound sia coinvolgente dall’inizio alla fine.

Massimo Torresi è riuscito a creare un album interessante nella sua varietà: all’apparenza leggero, riesce a mescolare sonorità differenti tra loro, a far convivere testi profondi e riflessivi e melodie accattivanti. Un lavoro dalle molte sfaccettature, che richiede più di un ascolto per coglierne a pieno l’essenza.

Chiara Orsetti