Missincat, “10”: recensione e streaming

Quinto album per Missincat, all’anagrafe Caterina Barbieri, nonché il primo interamente cantato in italiano, in uscita via Listen Collective/Uma Records. Trapiantata a Berlino ormai da 11 anni, la poliedrica artista milanese trova ancora una volta la capacità di raccontarsi attraverso le sue canzoni, con una potenza ma allo stesso una delicatezza ed eleganza che l’hanno sempre contraddistinta, fin dai suoi esordi.

Se si può ricondurre il titolo all’anniversario del suo primo disco Back on my feet del 2009, la scelta del numero dieci in realtà nasconde viaggi ben più avventurosi e liberatori, in un certo senso. Il numero 10 ha diversi significati e per ognuno di questi si può trovare un forte legame con il nuovo lavoro di Missincat.

10 simboleggia l’eterno ricominciare, l’atto del rinascere. Ogni rinascita prevede una morte: lasciare uno stato che ti apparteneva in precedenza per trovarne uno nuovo, diverso. Caterina ha affrontato temi personali e spinosi, se non dolorosi, come la delusione, la malinconia verso il passato, l’incomprensione cronica tra esseri umani.

Le sue canzoni hanno accolto e cullato un momento di grande vulnerabilità per aiutarla a “morire” per poter poi rinascere, affrontando situazioni che le causavano dolore e che la imprigionavano, limitandola e costringendola. “Questo disco è stato un viaggio catartico e liberatorio che mi ha riavvicinato alla me stessa più vera. Mi sono ritrovata come essere umano e come artista.”, afferma la stessa Caterina.

Missincat traccia per traccia

Si parte da Oggi no, già presentata come singolo, ricca di piccoli contrasti: c’è la voce, molto giovanile e leggermente nasale, di Missincat a fornire il lato morbido, ma c’è anche un certo nervosismo percussivo alla base del brano.

L’umore è più cupo con Bisogno di te, altrettanto inquieta e serpeggiante, in una canzone che sembra costruita sui rimpianti.

C’è un lavoro appuntito di percussioni anche in Per un’ora, che ha un clima leggermente più sereno, fra speranze e allontanamenti.

Movimento esattamente contrario quello di Più Vicino, che parte quasi timida e poi allarga d’improvviso spazi e aspirazioni.

Come una dea sorge acustica e morbida, con qualche gorgoglio elettronico sullo sfondo, per un’aria delicata e un po’ da mattinata estiva.

“La mia forza che mi rende debole” è concetto cardine di Carte false, punteggiata e ritmata, per uno dei brani che suonano più pop nell’arco del disco.

Aggressività stemperata dagli archi per una non troppo amichevole La mia pistola, che ha molti strati sonori sovrapposti.

Drumming nervoso e ambiente fiabesco per Pinocchio, in equilibrio fra buio e luci improvvise. Si chiude con le onde di Mare, morbida e intensa, sul tema delle migrazioni, anch’essa già presentata come singolo.

La prima esperienza “italiana” di Missincat va in pubblicazione con ottimi risultati: benché leggermente straniante sia sentire l’accostamento tra le sonorità palesemente di ispirazione internazionale e il testo, due passi dentro l’album ci si trova a proprio agio e si apprezzano le numerose qualità, vocali e musicali, della scrittura e dell’esecuzione di Caterina.

Genere: indie pop

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