Si chiama Storia di un occidentale il primo album di Moderno. E il titolo è volutamente scritto in caratteri cinesi sulla copertina. La scelta del cantautore romano – all’anagrafe Federico Antonio Petitto, professore di filosofia quando veste i panni di persona “normale” – vuole ironizzare sulla cultura occidentale di cui fa parte, che si ritiene l’unica fonte di civiltà e ha la pretesa imporre i suoi valori all’intero pianeta.
Così il comunicato: “L’intero disco è il racconto di un individuo vissuto in un’epoca che lo stesso autore definisce “post-moderna”, riprendendo l’espressione del filosofo francese Jean-François Lyotard. Un’epoca senza grandi ideali a cui votarsi, dove anche le relazioni sociali e sentimentali sono destinate a naufragare, per paura di scoprirsi“.
Moderno traccia per traccia
Dopo l’introduttiva Fare a gara con i tuoni, in cui una voce femminile sussurra nella pioggia, arriva Le prime volte, brano ritmato e con sensazioni piuttosto itpop sia per i concetti espressi sia per sonorità piuttosto morbide anche se dinamiche.
Molti “uo-o-o” dentro Due soli, brano con qualche percentuali di oscurità stemperate da vaste dosi di synth e di pop. Cornamuse (?) all’inizio di Mistupisco, che poi si scopre essere un brano basato sul ritmo, sulle tastierine e sullo stupore. Anche per una citazione buttata lì a caso della Saccheria Sonnino, che in un disco uscito nel Giorno della Memoria fa ancora più stupore, diciamo così.
C’è una strofa rappata nella piuttosto triste Non dimenticare, che punta verso speranze di rifioriture future. Roma se ne va è un ritratto che vuole essere piuttosto cupo della Capitale, anche se con questa voce e questi synth ne risulta comunque un brano abbastanza leggero. Campane vaticane nel finale.
“Il mondo non ha senso” ci dice L’ultima canzone dell’umanità, prima che parta la chitarra acustica a lasciare la propria impronta al brano, che acquista virtù dinamiche poco dopo. Pianoforte e cuori teneri a pioggia su Serena, che chiude il disco.
Il titolo, le citazioni, i caratteri cinesi, il basco in copertina, la filosofia. Ma principalmente a Moderno interessa un pop piuttosto zuccheroso e molto “it”, con piccole percentuali di indie distribuiti qui e là. Il che va benissimo, naturalmente, e rispetta lo spirito del tempo. Ma se me la vendi come Storia di un occidentale, professore di filosofia, i nomi di Nietzsche e Che Guevara spesi in pezzi che ricordano Galeffi, ecco, magari mi viene da sollevare un sopracciglio. O forse due.

