My Gravity Girls, “Irrelevant Pieces Tetralogy”: recensione e streaming

My Gravity Girls pubblicano i primi due volumi di Irrelevant Pieces Tetralogy: quattro dischi separati, ma dal punto di vista concettuale si tratta di un lavoro unico, un solo romanzo musicale diviso in quattro capitoli. Il filo conduttore è la perdita e il senso di vuoto, di insicurezza che ne consegue. La band in questo modo ha voluto narrare una storia di perdita, amore, silenzio e speranza.

My Gravity Girls traccia per traccia

L’incipit del romanzo/disco è Sea Song#2, dolce e acustica, con un’introduzione sulla quale si innestano attimi di ripensamento quasi a-ritmico, per poi riprendere piano piano fiato e sostanza. Si torna a un acustico intimo con A Taste of Orange, questa volta senza rilevanti cambi di atmosfera.

Gentle Coma si presenta con qualche risentimento in più, e con il volume del pezzo che si alza progressivamente. L’ultimo pezzo del primo volume è I Hate, non serena ma sostenuta prolusione, di nuovo acustica.

Si apre il secondo volume con Weak Lymph, che sulle prime sembra voler imboccare la strada del noise: ma è soltanto un’illusione da background, perché voce e chitarra acustica tornano, in modo soft, a occupare il centro della scena. Odd Dream si apre con un giro insistito di chitarra, che si stende poi su sensazioni soffuse, ma anche una crescita ritmica improvvisa e fatta a strappi.

Sea Song #4 (The Diver) riprende le tematiche del primo disco, ma ormai la svolta è stata effettuata e le ritmiche rimangono intense e il suono più evidente e meno intimo. In perfetta contraddizione, peraltro, ecco Whispers, ancora voce e chitarra e poco altro, autunnale e malinconica. Jeremiah si fa contaminare dal rock alternative, usando il drumming in modo metodico ma non troppo invadente.

Thanksgiving si apre su canti di uccelli e serenità da giorno d’estate (a parte un rumore d’acqua che potrebbe essere il mare o la pioggia o altro), con controcanti e qualche altra sensazione che si muove sullo sfondo. Il secondo volume si chiude su Desert Storm, piuttosto oscura e corredata dall’uso del pianoforte e di ritmiche sintetiche e inquiete.

C’è molta delicatezza nel lavoro dei My Gravity Girls, il che non impedisce una certa ambizione di fondo (seriamente, una tetralogia?). Ma in questa alternanza di timidezza e fanfara, la band riesce a interpretare con buona personalità i propri istinti e a trasformarli in un lavoro coerente e interessante.

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