Negrita, “La Teatrale” @ Goa-Boa Festival: il report

Stupirsi ancora è possibile, tornare a vivere anche. Con questa rinnovata consapevolezza raccontiamo la tappa genovese de La Teatrale Tour dei Negrita, nella cornice verdeggiante del Parco di Villa Serra, una delle location di questa edizione di Goa-Boa Festival.

Scampato il pericolo di pioggia, il parco si è animato in fretta, tra chi ha scelto di stare seduto in platea e chi, con teli e stuoini, ha preferito sdraiarsi sul prato. Si respira aria di festa, disperati e nuovamente liberi di assistere a un concerto. Il primo a salire sul palco e a scaldare il pubblico è Sonosem, cantante e musicista della vicina Celle Ligure. Emozionato e genuino, presenta le sue canzoni con la chitarra in mano, fino al gran finale con il nuovo singolo Troppo In Alto pubblicato da Bunya Records di Torino. Incita il pubblico Samuele, ringrazia per essere stato invitato e attende l’arrivo degli eroi della serata, i Negrita.

Spesso tornare ai concerti degli artisti con cui sei cresciuto rischia di influenzare la percezione di quanto accade sul palco. Fortunatamente, con la band aretina questo non riesce ad accadere mai: un tour acustico, La Teatrale, che vede riarrangiati e rimasticati i brani che hanno fatto la storia del gruppo, insieme ormai da quasi trent’anni.

Seduto il pubblico, seduta la band, inizia Il Gioco. La vita è un uragano che ci strappa le vele, e subito viene da sorridere a queste simpatiche canaglie, Pau, Drigo e Mac. Dannato vivere è la naturale conseguenza, mentre già tutti cantano e si lasciano trasportare dall’energia. Pau non deve neanche incitare troppo la platea: i nuovi abiti con cui sono stati ripensati i primi pezzi già lasciano intuire che ci sarà da divertirsi.

Si prosegue con Non torneranno più, malinconica e piacevole come sempre, anche se questa volta la dedica iniziale alle persone che abbiamo perso in quest’ultimo anno e mezzo assume una forma ancora più suggestiva. “Ci vuole coraggio a organizzare concerti in un periodo come questo” sottolinea Pau, ma si può e si deve cantare e suonare e andare avanti.

Ecco allora avvicendarsi La tua canzone, Greta, In ogni atomo, Il libro in una mano la bomba nell’altra, fino ad arrivare a un viaggio dall’altra parte del mondo con l’omaggio a Rodrigo Amirante e alla sua Tuyo, scelta come sigla della serie TV Narcos, e con Malavida in Bs. As. e i suoi colori. I Negrita lo sanno, La vida è muy dolor, le chitarre ci consoleranno.

Con Hemingway si mette un punto, ci si ferma a sentire il sangue che brucia e si lascia fluire, trasportato dalla musica e dall’energia che si respira. Due ore piene di musica, si prosegue con Che rumore fa la felicità e No Problem, fino al blues “agricolo” di Cambio, che regge il confronto con l’originale e stupisce.

Sesso, droga & Rock ‘n Roll annunciano i Negrita, ma ridendo Pau conferma che c’è solo un po’ di sesso in Magnolia e nella sua pioggia, che lascia spazio subito dopo a un momento intimo: si abbassano le luci, e Drigo resta sul palco da solo con Lasciami dormire.

Quasi in chiusura, la band regala una dietro l’altra un successo dietro l’altro, facendo esplodere ancora di più il potenziale di questa nuova versione delle loro canzoni sulle note di Radio Conga, a cui segue Un giorno di ordinaria magia. Mama Maé fa drizzare le orecchie anche per l’omaggio ai Beatles e alla loro While My Guitar Gently Weeps.

Le ultime tre arrivano a incendiare un pubblico già caldo: Ho imparato a sognare, Rotolando verso sud, Gioia infinita. E una piccolissima speranza per il futuro. Ringraziamenti proprio come a teatro, applausi meritatissimi e un vinile rosso fuoco che arriva sul palco da un fan per essere autografato. Ancora saluti, stavolta sul serio, e le luci si spengono.

In coda per andare al bagno, vedo il proprietario del vinile rosso parlare con gli amici. Aveva chiesto ai Negrita di poter avere gli autografi, senza però ottenere risposta. Quando lo ha portato e consegnato a chi sul palco, uno di loro ha commentato “è il ragazzo di Instagram!“. Ed era felice.

Che rumore fa la felicità? Secondo me somiglia a queste piccole cose, che come qualcuno ha già detto, non sono piccole… e, forse, non sono neanche cose.

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