Quattro anni dopo Minuetto, il cantautore marchigiano Nostromo torna a farsi ascoltare con Cambi stagionali, il nuovo disco. Dieci brani pervasi da molta nostalgia, anche a livello musicale, con un approccio “confidenziale” ma anche con testi ispirati e ben scritti.
In questa fitta trama di piccole e dolci morti interiori nasce “cambi stagionali”, un lavoro sincero, senza troppe pretese, se non quella di parlare chiaro. Cambi stagionali per certi versi rappresenta una maturazione e come in ogni maturazione c’è la presa di nuove consapevolezze. Maturare è indossare un nuovo paio di occhiali, spogliarsi degli abiti migliori e sporcarsi le mani.
Così, vittima di questo meraviglioso declino chiamato età adulta ho iniziato a tirare delle somme, ho smesso di giustificarmi e di giustificare i miei miti, quelli che inevitabilmente crollano. Ho scritto ripercorrendo gli ultimi anni e lasciandomi trasportare dagli eventi e dagli affetti ho capito chi inserire in questo lavoro, partendo da un me sincero. Ci sono dentro i miei genitori, da una parte la leggerezza dei sogni di mia madre, la rincorsa senza scrupoli verso le proprie passioni, con quella fame d’amore in grado di ridurti un pugno d’ossa.
Dall’altra la razionalità di mio padre che mi dice “mi raccomando i piedi per terra”, la sua serietà, la poca pazienza e quel bisogno impellente di giustizia sociale. Ci sono le discussioni dei miei amici e delle mie amiche, in grado di ispirarmi a tal punto da riscrivere ogni giorno l’intero senso della mia esistenza. Ci sono nuove consapevolezze, appunto, che abbracciano e stringono le vecchie, ma senza soffocarle troppo. Ci sono io che per la prima volta capisco cosa mi piace e decido di lavorare con passione alla mia nuova musica, che piano piano riesce sempre più a rendermi orgoglioso. Sempre con i piedi per terra, ovvio!
Nostromo traccia per traccia
Si aprono Cassetti al principio dell’album, con una notevole dolcezza e una chitarra acustica che tesse un filo piuttosto spesso. La voglia di cambiare fa a pugni con i ricordi, in un brano che si immerge nella nostalgia.
Discorsi sulla felicità e sul lieto fine quelli che fa Cambi stagionali, la title track, che colleziona ricordi di famiglia su una canzone molto cantautorale, capace anche di un consistente cambio di passo senza cambiare atmosfere.
Le necessità borghesi, quelle di “una vita normale”, si intrecciano con le memorie di un artista in Ho scritto. Anche se alla fine si scrive e si canta sempre per una lei che scaldi il cuore. C’è un po’ di Brunori nel fraseggio di questo brano morbido, dolce e con una punta di dolore.
Rimpianti a profusione in una sofficissima Ancora, che racconta di sorrisi a testa in giù, aiutandosi anche con il violino. Aprile parte morbida ma poi si arricchisce di un po’ di ritmo, con qualche accenno quasi r&b, mentre si parla di tempo e di altri cambi stagionali.
Parte piano e poi si allarga Mento, tra prese in giro e parole soffiate. Non c’è Battisti a navigare in Mare nero, altra ballad oltremodo malinconica, con il pianoforte a tenere il tempo e sottolineare la voce che piano piano si apre.
Dà la caccia ai ricordi (altrui) Solo quando piove, che anche in questo caso parte piano per poi dare un’accelerata improvvisa, con il basso che guida.
Ad aggiungere ulteriore dolcezza ci pensa Amarti, il primo singolo, che parla di situazioni tragiche ma anche tragicomiche, mentre i suoni si fanno ancor più vintage.
Vuoti da condividere nell’ultimo brano del disco, Nessuno basta a se stesso, affermazione universale che trova la forma di un’ulteriore canzone morbidissima, chiedendo pietà e perdono, circondando la richiesta con suoni dolci e tristi.
Non si avventura in campi incogniti, Nostromo, che porta la sua nave con sicurezza nell’ampio mare dei cantautori, con qualche segno di maturità in più, parecchia malinconia e sempre grande qualità di scrittura.

