Orfeo, “Arcadia”: la recensione

orfeo, arcadiaOrfeo, Federico Reale all’anagrafe, è un cantautore milanese al suo terzo lavoro da solista, uscito dopo tre anni dall’ep Sangue. Come il personaggio mitologico di cui ha deciso di prendere il nome, Orfeo riesce a creare con la sua musica un mondo alternativo, una sua Arcadia appunto, dove il desiderio di armonia tra uomo e natura può essere concepito come ricerca personale di un punto di origine e di una destinazione, di consapevolezza di ciò che si è, e soprattutto di ciò che non si è, senza limiti e senza spazi, ma con solo infiniti.

Arcadia è costruito su basi solide, di rivoluzioni personali e delle risoluzioni che ne conseguono. La scrittura di Reale, riconducibile al classico cantautorato, viene accompagnata alle sonorità post-rock, in alcune tracce lasciandosi andare alla morbidezza della ballade, in altre aumentano la base ritmica, senza però mai calcare troppo la mano sugli arrangiamenti.

Orfeo traccia per traccia

Io che non sono il sole è la giusta introduzione  al percorso sonoro che Orfeo vuole regalare. Una buona linea di batteria, un testo pungente e stimolante e un po’ di elettronica che fa vibrare il ritornello, fino ad arrivare al finale strumentale carico di pathos. Contrariamente al titolo, La rivoluzione non fa il rumore che ci si aspetterebbe, almeno non musicalmente; ma si sa che le parole possono essere le armi più potenti, soprattutto nelle guerre del quotidiano. Questa è la chiave di lettura, in un rapporto fatto di parole: parole al vento senza un destinatario, parole cantate, e un ritmo senza parole.

È poi la volta di Perché divento un eroe come voi, il primo singolo estratto da Arcadia. La storia di un artista e dei suoi sentimenti durante un concerto, il momento in cui si dona al suo pubblico e l’energia che ne scaturisce lo rende eroe tra gli eroi. Il ritmo aumenta in corsa, si muove insieme alla storia che racconta, arrivando al suo culmine nella parte finale del pezzo. Luce contro gli occhi è la prima vera ballata del disco, la fotografia di una domenica pomeriggio malinconica in attesa del lunedì di turno, tra ricordi di parole d’amore e le mani sul cuore della persona amata.

Autobiografica e riflessiva, Rinascere ad agosto è una passeggiata tra le periferie e le campagne, in cui a ogni passo corrisponde un’immagine di sé, un tentativo di comprensione, accompagnato dal suono di una chitarra vibrata e sentita. Cambia lo scenario con Voglio stare in città, in cui l’autore racconta dell’incendio metaforico divampato in una Calcutta colorata, che fa da cornice a un amore che sceglie e si fa scegliere, aiutando a sistemare l’ordine dei pensieri; lo fa con un cantato particolarmente accorato e un arrangiamento semplice ma funzionale agli intenti.

Il ritmo arriva al culmine della tensione con la traccia successiva, Pelle: qui il rock e l’elettronica tingono l’atmosfera di colore più cupo, nonostante la protagonista della storia raccontata abbia il potere di distrarre e ammaliare il malcapitato Orfeo con il suo pallido e setoso incarnato e con la sua anima lieve.

La vena rock continua a pulsare con La mia forma migliore, brano chiave del percorso di rinascita e di ricerca di una forma migliore dell’intero album; il desiderio di diventare ciò che di meglio possiamo essere, liberando ciò che di buono abbiamo dentro, scegliendolo quotidianamente come esercizio di amore per sé stessi. Il disco si chiude con Voglio evitare il paradiso, un lieve crescendo musicale che da una dimensione acustica si arricchisce di suoni e strumenti, nel tentativo di allontanare il momento in cui sarà necessario rendere conto definitivamente del proprio operato, desiderando  di avere il tempo sufficiente per parlare ancora con quella persona.

La generazione di giovani cantautori che popola il panorama musicale attuale, di cui Orfeo è meritatamente protagonista, dimostra chiaramente che la sostanza è, è stata e sarà sempre la sola e unica base su cui poter costruire un qualsiasi tipo di altezza. Un disco fresco e ben confezionato, che sta bene sia nella sua veste acustica, sia quando decide di introdurre un po’ di elettronica.

Chiara Orsetti