Pinguini Tattici Nucleari: “Irene” #quellochesentivo

Di Chiara Orsetti

Irene è un singolo del 2017 dei Pinguini Tattici Nucleari, tratto da Gioventù brucata, album della svolta per la band bergamasca.

Tutti abbiamo dovuto, almeno una volta, lasciar andare qualcuno che avremmo invece voluto tener stretto al nostro fianco. E lasciar andare, spesso, significa non solo perdere l’altro, ma anche una parte di noi stessi. Così pensi di nasconderlo per far si che gli altri non lo vedano, di rapirlo per sottrarlo all’inevitabile separazione.

Irene, questa sera la faccia te la strapperei via
Così faresti paura al mondo ma resteresti sempre mia
In questa notte di buio pesto, che forse era buio pomodoro
Le mie mani Brigate Rosse accarezzano te che sei Aldo Moro

Tutti abbiamo un sogno, di gloria, di musica, di passione. Sognare, spesso, significa dover poi fare i conti con la realtà, che fa a cazzotti con quello che vorresti e ti fa ingoiare i NO ricevuti e aspettati.

E l'hai letto nelle stelle che la musica ci darà il pane
Il realismo l'avrai lasciato a qualche mercatino equosolidale
Irene, non ci credere poi tanto allo zodiaco
Che la musica il pane quotidiano lo dà solo a chi è celiaco

Tutti sappiamo che se una relazione non decolla non ci sarà miracolo che potrà darle una spinta. Rendersene conto, spesso, aiuta ad accettare l’inevitabile, con ironica intuizione che non avrebbe mai potuto funzionare.

Il futuro che ti potevo dare l'ho
Barattato per i vinili che ho in soffitta
Te li regalerò quando avrai perso le speranze
E ti sentirai sconfitta
Il futuro che ti potevo dare
Alla fine è una fregatura meglio
Che ti sposi un ingegnere
Un notaio od un dentista
Oppure, oppure, oppure il tuo analista

Tutti siamo caduti. Da terra, spesso, tutto sembra più grande di quel che è in realtà. E ogni volta rimettersi in piedi sembra così faticoso da far venir voglia di cambiare prospettiva e lasciarsi dove le cadute ti hanno collocato tuo malgrado.

Una luce indagatrice, color della cedrata
Brucia forte in questa stanza e incenerisce la serata
E mentre dormi un rivolo di saliva ti scocca dalla bocca
Preciso come un bacio mai dato o un orologio che rintocca
Irene, i cantautori dicono che l'importante
Non è quante volte cadi, ma se hai il coraggio di rialzarti
Ma dopo mille cadute roventi
Non ci resta che imparare a vivere come i serpenti

Tutti abbiamo capito che era giunto il momento di abbandonare la nave che stava affondando. E i rapporti umani, spesso, sanno essere scialuppe di salvataggio o zavorre di cui liberarsi.

E il futuro che ti potevo dare l'ho
Barattato per i vinili che ho in soffitta
Te li regalerò quando avrai perso le speranze
E vorrai star solo zitta
Il futuro che ti potevo dare
Alla fine è una fregatura, senti
Corri via da tutto questo
Scappa forte, finché puoi
Ricordami come Neville Paciock
In un mondo di Draco Malfoy

Tutti abbiamo provato almeno una volta a interpretare il testo di una canzone di un gruppo indie, con riferimenti nerd, senza riuscirci. Quando non si capisce una cosa, sempre, sarebbe bene non esprimere la propria opinione in merito.

Irene non fidarti mai
Dei testi delle mie canzoni
Soprattutto di quelle da parafrasare
Che sono le peggiori

….


E fidati del pane fresco
Nelle mattine d'inverno
E del paradiso solo se
Solo se visto dall'inferno

Il futuro che ti potevo dare l'ho
Barattato per i vinili che ho in soffitta
Te li regalerò quando avrai perso le speranze
E ti sentirai sconfitta

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