Pitwine: il tempo del cambiamento

Nudi secoli è il titolo dell’ep d’esordio dei Pitwine. Il titolo è una considerazione, un riferimento al tempo che passa ciclicamente. Spogliato dei significati che l'uomo gli attribuisce il tempo è nudo, neutrale e indifferente all'uomo stesso. Abbiamo intervistato la band.

Qual è la storia della band fin qui?

Pitwine nasce sulla base di un power trio (basso, chitarra e batteria) formato originariamente da Alessandro Barone, Lelio Perillo e Luca Perillo. Dopo un po’ di anni nei quali ci eravamo persi di vista, ci siamo ritrovati e la famiglia si è allargata grazie all’inserimento di Luca Iovine alle tastiere. Siamo una formazione di rock italiano con inserti progressive.

Siamo quindi “nati” ufficialmente a luglio del 2017 quando abbiamo scritto Elena tu sei che è stato il primo brano di questa rinata formazione. Subito dopo la registrazione dello stesso, che ha visto un certo interesse e successo, sia di pubblico e di critica, e usata l’estate come periodo per la scrittura di nuovi brani, ci siamo rivisti a settembre 2017 quando abbiamo iniziato un’attività di ampliamento del nostro repertorio e, contemporaneamente, di esibizioni live, in un primo momento, principalmente di contest.

Abbiamo conquistato, dopo nemmeno cinque mesi di vita, a novembre 2017, il quarto posto nazionale del contest degli inediti della rivista Classic Rock che ci ha dedicato un piccolo spazio sullo stesso.

A dicembre abbiamo vinto il premio indetto da Radio Antenna Uno, primaria emittente radiofonica della Campania e il secondo posto alla nona edizione del Libere Voci Festival. A gennaio abbiamo passato le selezioni cittadine di Sanremo Rock, a febbraio siamo stati chiamati a Roma come opener dei Turn Over, una importante quanto storica formazione di rock italiano della capitale al Traffic Live, club tra i più importanti in Italia per la musica rock.

A marzo la direzione artistica del collettivo studentesco della facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Federico II di Napoli ci ha voluti per il novennale dell’occupazione della mensa della stessa, portandoci a condividere il palco con un’altra importante formazione campana, i Barabba.

Siamo passati per un’intensa attività live, che ci ha portati a esibirci a Caserta, sia per club che, ancora una volta, al Caserta Rock Contest, dove ancora una volta abbiamo conquistato un secondo posto fino a giungere a maggio dove abbiamo passato le selezioni regionali di Sanremo Rock, per arrivare a giugno alle finali nazionali dello stesso: una settimana intera a Sanremo a vivere e respirare musica e arte in un’atmosfera bohemienne che ci ha profondamente segnati sia nelle ispirazioni che nel confronto con le migliori band italiane.

A luglio abbiamo avuto una importantissima serata a Marcianise come opener dei tre giorni del Marcianise Rock Fest dove finalmente abbiamo portato in scena uno spettacolo di oltre un’ora fatto di musica, scene e poesia, come nella migliore tradizione progressive, per poi chiudere l’attività pre estiva come ospiti alla Festa europea della musica nella suggestiva cornice del Maschio Angioino di Napoli dove abbiamo suonato dinanzi a una grande platea che ha apprezzato i nostri lavori.

Tutto questo sviluppando sempre nuovi pezzi. A settembre siamo ritornati in scena con il Battle of the Bands e, per un periodo abbiamo tralasciato la parte live, concentrandoci sulla produzione del nostro ep Nudi Secoli, preludio al nostro primo lp che vedrà la luce nel 2019.

Vorrei sapere quali sono le ispirazioni di base del vostro nuovo ep, “Nudi secoli”?

Partiamo dal titolo. Nudi Secoli è una semplificazione di un concetto più semplice a concepirlo che a dirlo. Il tempo, che di suo è il simbolo del cambiamento, della mutazione, se dilatato, perde sempre più la caratterizzazione, la connotazione del singolo, rivelandosi per ciò che è: neutrale, quanto ripetitivo, a quel punto nudo, nel senso di palese.

Il tempo cambiamento, a quel punto, diviene stasi, ripetitività, cristallizzazione. Allora Nudi Secoli e i brani contenuti sono l'esplicitazione di tale cristallizzazione, dei ritratti di momenti ben precisi e definiti, spesso più interiori che reali, sempre soggetti all’interpretazione e al filtro della fantasia che non ci abbandona mai.

Tutti i pezzi nascono dall’osservazione del reale, dal paradosso del reale, ma diventano realtà essi stessi, qualcosa di ulteriore, di oltre, staccandosi dal reale stesso, qualcosa di profondamente interiore, se vogliamo, delle fiabe.

Esaltate le “lunghe jam da cui esci sudato”: la vostra è una musica che nasce tutta così oppure c’è qualche pezzo che è emerso senza sforzo?

L’una e l’altra. Per il genere che facciamo, che prevede un accostamento inscindibile di musica e parole tutto può nascere d’istinto ma, contemporaneamente, anche da una profonda riflessione.

Lento nell’aria, per esempio, è frutto di un’osservazione delle nubi al mare in un pomeriggio estivo che, come navi, portano sogni, desideri, progetti e ricordi, presente, passato e futuro. Qualcosa di molto cerebrale che mal si sposa con l’idea di “live”.

Elena tu sei invece, per la parte musicale, nasce proprio in un momento di energia, di alchimia, di chimica, propria della sala prove, di una jam. Qui, al contrario, il testo, è nato successivamente, non senza difficoltà ma, ancora una volta, frutto della mediazione tra animo musicale e mente razionale che, in un momento di pacificazione si sono detti: OK. Corri, corri, ma che vuoi dire? Cristal Outro è sensazione pura, è malinconia, una marcia funebre di un momento profondamente fantasy, nel senso letterario del termine, genere di cui sono ghiotto (parla Lelio qui), di malinconia pura, a la Elegy dei Jethro Tull.

Come nasce I Fiumi di Baghdad?

I Fiumi di Baghdad è forse, tra i quattro di Nudi Secoli il brano con più anni, con un’anima diversa. Nasce musicalmente dall’ascolto del giro di basso iniziale che Alessandro produsse. Io (Lelio) da sempre appassionato delle sonorità arabe, mediterranee, napoletane, influenzato dalle letture di quei giorni (si parlava di autobombe ai posti di blocco a Baghdad) pensai bene di trasporre tali sensazioni, tali idee, tali visioni, in un brano che fosse ancora una volta un qualcosa di interiore. Il brano è la cronaca dell’incontro tra un soldato americano e un civile iracherno a un posto di blocco, quasi cinematografico, quasi come quei western dove si vedono solo gi occhi, appunto, tra quel che viene percepito come l’occupante, il colonizzatore, l’esterno, il nemico e l’occupato.

Teniamo però presente che l’occupante è quasi sempre convinto di star facendo del bene e non capisce l'ostilità delle popolazioni autoctone. Il brano è quindi un estremo rifiuto della violenza, non pacifista, non passivo, anzi attivamente contro, quella guerra, quelle bombe che non radono al suolo gli edifici, ma l’anima.

Una metafora sull’incomunicabilità, che riportiamo nella parte centrale dove proviamo a ricalcare lo scontro aperto, il caos, ricalcando le atmosfere dei compositori russi di fine ottocento, che potrebbe essere quella dell’Italia post unitaria piuttosto che quella dei popoli in guerra. Io sono sempre convinto che i soldati pensino di portar del bene ai popoli che conquistano; il problema è che spesso chi viene conquistato non la pensa così.

Come sono i Pitwine dal vivo?

Energici! Credo che possiamo definirli così. Il nostro repertorio non parla d’amore, quantomeno non in maniera melensa. La musica che facciamo non è eccessivamente cerebrale, proviamo a essere “ascoltabili”, “fruibili” pur affrontando temi a volte ostici. Manteniamo però l’immediatezza del “rock n’roll”.

Quando ci definiamo progressive in realtà non lo abbiamo come un obiettivo, ma come un mezzo. Noi ci divertiamo e proviamo a far divertire il pubblico prima di tutto, comunicando energia, movimento e, perché no, emozioni.

Proviamo a far riflettere con i temi che trattiamo, ma anche con la costruzione dei brani che cerchiamo di architettare il meno banalmente possibile. Non siamo però nemmeno quei soggetti che si richiudono in quelle jam autocelebrative o autoreferenziali: suoniamo si per divertirci, ma per far divertire.

Proviamo quindi a coinvolgere il pubblico anche usando la poesia, piuttosto che la pittura, la fotografia, luci o scenografie come forma di espressione. Spero verrete presto a vederci, così potrete dirci voi meglio.. Un saluto e un ringraziamento da parte di tutti noi...

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