Professione Musica: Luca Trambusti, giornalista

Le interviste di questa rubrica vogliono dare uno sguardo un po' più approfondito a molte, se non tutte, le professioni che ruotano intorno al mondo della musica. Quindi cantanti e chitarristi, naturalmente, ma anche arrangiatori, tecnici del suono, gestori di sale prove, addetti stampa, giornalisti, fotografi, registi di video eccetera. Per capire se e come sia ancora possibile "vivere di musica".

Puoi presentarti in breve e descrivere la tua professione?

Sono Luca Trambusti, un anziano signore di 53 anni che da circa 30 anni si occupa di musica. Me ne occupo in molte delle sue forme tranne quella suonata (e credetemi è meglio così!). Nei primi anni ’80 ho iniziato parlando davanti a un microfono (doveva essere l‘84) e poi ho iniziato a scriverne (intanto avevo un lavoro serio e fisso: quello che oggi è un miraggio). Con il tempo ho esplorato tanti altri aspetti della musica: critica, organizzazione (di concerti e manager di artisti), discografia e promozione…

In sintesi ho scritto per testate specializzate (Mucchio Selvaggio, Fare Musica, Musica di Repubblica) per siti web (Kataweb ed altri), per quotidiani (Epolis e oggi per Il Tirreno) ho lavorato per Radio Popolare per 13 anni e per Web Radio. Dal 1998 mi occupo esclusivamente di musica e sono Giornalista Pubblicista.

Quali sono stati i tuoi primi approcci con il mondo della musica?

I primissimi approcci sono come quelli di tanti adolescenti. La mia adolescenza era alla metà degli ’70 e quindi instancabile divoratore di musica che mi è rimasta nel cuore ma che è stata anche seminale… e non solo per me. Progressive, rock inglese e americano, hard rock, blues e cantautori classici sono stati il mio nutrimento. Poi sono venuti i primi concerti e (nel 1977) il primissimo approccio con il mondo delle radio libere da ragazzino curioso….

Insomma la passione per la musica mi ha sempre accompagnato e poi ho deciso di farne un lavoro….

Hai avuto figure ispiratrici, qualcuno che ti abbia aiutato particolarmente, punti di appoggio senza i quali non avresti raggiunto i tuoi obiettivi?

Ho tre (mitiche) figure di riferimento: Maurizio Faulisi (ora a Virgin Radio) grande esperto di musica americana. Senza di lui non sarei a scrivere queste righe…. farei altro. È stato il primo pazzo che mi ha fatto sedere davanti ad un microfono (lui aveva già esperienza… io parlavo ricordando gli anniversari di nascita e morte nella settimana!)

Il secondo è Ezio Guaitamacchi, colui che mi ha portato nel mondo della stampa. Un amico e un maestro. Anche senza di lui ora non sarei a scrivere queste righe.

Il terzo è il mio Maestro “tecnico”: Federico Guglielmi. Era lui che mi faceva le pulci sui pezzi quando scrivevo per il Mucchio Selvaggio bacchettandomi sulle ripetizioni, sulle strutture degli articoli, sulla loro composizione... e io diligentemente e furbamente imparavo. Grazie a lui che mi ha voluto trasmettere “l’arte” e i segreti dello scrivere... Per sempre grato alla triade.

Qual è la parte del tuo lavoro (se c'è) che detesti o della quale comunque faresti a meno?

Ci sono alcune cose che non mi piacciono: la prima è che con la scusa della passione mi hanno spesso fregato (e ci provano ancora!). A parte questo mi piace scrivere, mi piace intervistare, mi piace parlare di musica e quindi non mi posso lamentare.

Tuttavia per i conti del macellaio (non sono vegano!) e di altri “fornitori” mi trovo a occuparmi di promozione e spesso questo non è un lavoro gratificante... Ci sono momenti molto difficili… Ne farei volentieri a meno.

Spesso invece ti trovi a trattare argomenti musicali con cui non sei assolutamente in linea. Lì allora deve venire fuori ancor più l’anima del giornalista, asettica, imparziale e mondata dalla passione che ti fa sempre apparire tutto bello. Questo è l’aspetto più difficile di questo lavoro: il distacco

Puoi raccontare qualche aneddoto particolare legato alla tua professione?

Ci sono tanti incontri che mi hanno segnato in positivo o in negativo. Artisti con cui ti “trovi” e altri invece con cui non riesci ad avere empatia... Comunque niente di così significativo da raccontare: sono momenti personali e tali vorrei restassero. Per il resto cose divertenti, tanti momenti lieti, soprattutto quando sei in sintonia con la musica… E opportunità che molti ti invidiano.

Sei iscritto/a a enti previdenziali oppure organizzazioni di qualche tipo? E' obbligatorio o facoltativo?

Sono iscritto all’Ordine dei giornalisti. Boh! Questo non ti aiuta a lavorare di più. Se guardi le tabelle dei pagamenti dell’Ordine e pensi a quello che ti pagano ti viene uno sbocco di riso isterico... Non è obbligatorio per scrivere essere iscritto all’ordine, lo diventa se vuoi fare il direttore di una testata giornalistica….

Consiglieresti a un giovane di provare a fare il tuo lavoro? Perché?

Ai miei figli dico di stare lontano dalla musica il più possibile (a parte un batterista in erba non ci pensano nemmeno). Se il mondo fosse perfetto e le cose girassero in maniera corretta lo consiglierei assolutamente. Poiché non ci avviciniamo nemmeno alla correttezza direi di considerarlo un hobby.

Oggi scrivere di musica è molto facile (e questo è un male, a mio avviso). Non voglio fare il nonno noioso ma ai miei esordi non c’era internet e quindi si viveva una selezione per entrare in una rivista e soltanto alcuni riuscivano ad arrivare. Oggi ti apri un blog e con zero euro ti senti un critico…. Ma non è così! Un conto è fare il critico, un conto è esprimere il proprio parere. Per carità tutti lo possono e devono fare ma…..

Consiglierei di avvicinarsi a questo lavoro in maniera professionale dopo aver fatto una lunga gavetta con ascolti di tanta, tantissima musica, di ogni tipo, ogni genere e periodo…. E soprattutto con una salda conoscenza dei “fondamentali”. E tanta umiltà, tanta pazienza e voglia di imparare.

Soprattutto consiglio di NON considerarlo un lavoro UNICO ed ESCLUSIVO. Fatelo insieme ad altro, a qualcosa che vi dia una briciolo di rendita economica.

Senza entrare nello specifico, puoi dare un ordine medio di prospettive economiche per chi fa un lavoro come il tuo nel 2014 e in Italia? Quanto si può arrivare a guadagnare, a grandi linee ma in modo realistico dopo qualche anno di professione?

Una sola parola: POCO, soprattutto se (come me) si decide di fare il free lance. Le testate giornalistiche pagano i collaboratori esterni molto poco. Devi quindi mettere insieme più cose, più lavoro e questo va a discapito della qualità.

Entrare in una redazione è molto difficile e chiede un percorso “dedicato” e particolare che spesso non passa dalla gavetta del Free Lance. Idem per il WEB. Le radio poi sono impossibili. Nei Network lo speaker è soltanto uno che mette la voce su altrui scelte musicali; le altre radio stanno litigando con i loro bilanci… E non dico altro.

Che progetti e prospettive vedi per te in questo momento e per chi lavora nel settore musicale oggi in Italia?

Per me vedo prospettive legate a creazione e sviluppo di progetti che mi vedono ideatore e protagonista (le famose Start Up). Per chi lavora nel settore le prospettive sono tante e poche. Occorre, per pensare di renderlo un lavoro, prendere quelle maggiormente remunerative… a voi la scelta!

Che tipo di musica ascolti nel tuo tempo libero?

È molto poco il tempo che mi rimane per i MIEI ascolti. Soprattutto mi rifugio in alcuni dischi del passato (anche musica classica!) e in alcune novità interessanti (e ce ne sono tante). Mi manca invece l’andare a un concerto per il gusto del concerto…

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