Quindici anni di attività rappresentano un traguardo raro per un festival indipendente italiano, soprattutto in un contesto culturale sempre più complesso e competitivo. Se a questo si aggiunge una “mission” culturale e in qualche modo politica, la resistenza diventa quasi eroismo, oltre che motivo di orgoglio per chi organizza.
Da quindici anni Sabrina Napoleone, Cristina Nico, Valentina Amandolese, con svariate interazioni e collaborazioni, organizzano a Genova il Lilith Festival della Musica d’Autrice, che arriva all’edizione 2026 confermando invece una crescita costante, costruita nel tempo attraverso una programmazione coerente, una forte identità curatoriale e una particolare attenzione verso la musica d’autrice contemporanea.
Nato nel 2010 come progetto dedicato inizialmente alla scena cantautorale femminile locale, il Festival ha progressivamente ampliato il proprio sguardo fino a diventare una delle realtà più riconoscibili del panorama alternativo nazionale ed europeo.
L’edizione di quest’anno rafforza ulteriormente questa dimensione internazionale grazie a una line-up che mette insieme artiste capaci di attraversare linguaggi, generi e percorsi differenti mantenendo sempre una forte tensione verso la ricerca sonora.
Il programma si svilupperà in due luoghi simbolici della città: da una parte il Teatro del Chiostro di Sant’Andrea, spazio recuperato e trasformato dal Festival in una nuova arena urbana dedicata alla sperimentazione, alle nuove proposte e ai progetti più di nicchia. Dall’altra il parco storico di Villa Durazzo Bombrini, che ospiterà gli appuntamenti principali della manifestazione.
Tra i nomi annunciati figurano Mille, Beth Orton, Sarafine e Anna von Hausswolff. Accanto ai concerti troverà spazio anche Lilith Revolution, giornata dedicata al confronto tra collettivi, associazioni e operatrici culturali impegnate nel ridurre il gender gap nel settore musicale. E molti altri eventi saranno annunciati a breve. Abbiamo rivolto qualche domanda a Sabrina Napoleone per farci raccontare l’edizione di quest’anno.
Il Lilith Festival celebra quindici anni di attività: che valore ha oggi questo traguardo per il progetto?
In questi quindici anni il festival ha avuto diverse fasi e si è trasformato mantenendo al centro la ricerca e la voglia di valorizzare la musica delle donne e di colmare, per quello che ci è possibile, il gender gap in campo musicale. Sono stati anni di duro lavoro e impegno, sia culturale che, in parte, politico. A volte il nostro lavoro è stato riconosciuto e sostenuto, altre volte meno, altre addirittura osteggiato.
Siamo andate avanti comunque, cercando di fare sempre del nostro meglio, perché riteniamo, anche in quanto artiste, oltre che organizzatrici, che ci sia ancora molta strada da fare per valorizzare la musica delle donne. Le cose, da quando abbiamo iniziato nel 2010, sono sicuramente cambiate, ma la strada da fare è ancora molta. Sono ancora troppo pochi i nomi delle artiste nei cartelloni degli altri festival.
Da allora però, e in alcuni casi anche grazie al nostro esempio, si sono formate nuove organizzazioni e collettivi che lavorano sulle stesse nostre tematiche in tutta Italia. Questa edizione, oltre a portare in scena un cartellone davvero ricco, cercherà di dare spazio e voce anche a queste realtà cercando di consolidare una rete ed uno scambio di pratiche. Stiamo raccogliendo dunque le adesioni per la convention Lilith Revolution del 2 agosto e credo che sarà una giornata importante per tutte noi.
In che modo il Festival è cambiato nel corso del tempo, sia sul piano artistico sia su quello organizzativo?
Siamo partite nel 2010 dal piano locale. Eravamo un piccolo gruppo di artiste e musiciste (Io, Cristina Nico e Valentina Amandolese) e abbiamo fondato il collettivo dopo esserci incrociate sui (rarissimi e sparuti) palchi cittadini. Ognuna di noi pensava di essere l’unica, o che comunque fossero molto poche le colleghe musiciste e cantautrici in città. Incontrandoci in alcune sporadiche occasioni abbiamo capito che invece il numero era ben più alto di quello che veniva rappresentato dagli eventi cittadini e dai media. Abbiamo quindi deciso di fare una prima rassegna, invitando tutte le colleghe genovesi. Ne è risultata una tre giorni ricca di eventi, concerti e contenuti.
Da lì ci siamo spostate sul piano nazionale, perché quello che succedeva a Genova sicuramente succedeva anche nel resto d’Italia. E infatti abbiamo riscontrato che il numero delle cantautrici e delle musiciste era molto più alto di quello che ci aspettassimo, rispetto alle poche artiste italiane che giravano nei circuiti mainstream. C’erano cantautrici davvero interessanti e originali a cui dare voce, penso per esempio a Sara Velardo, Ilenia Volpe, Femina Ridens e a tante altre che hanno cercato una via personale fuori dagli stereotipi.
Negli anni il festival si è ulteriormente ingrandito. Siamo arrivate a un piano internazionale. Abbiamo avuto anche momenti più difficili per via della mancanza di fondi e di sostegno da parte delle istituzioni, ma abbiamo tenuto duro, siamo sempre andate avanti e abbiamo fatto crescere questa manifestazione che oggi è probabilmente la più grande manifestazione dedicata alla musica delle donne in Italia, con un profilo internazionale e un palinsesto che richiama grandi nomi. Anche il pubblico è internazionale e siamo orgogliose di avere riscosso l’attenzione di un persone provenienti da tutta Europa, interessate alla musica di qualità e alla ricerca musicale.
La line-up 2026 unisce nomi italiani e internazionali molto diversi: quale criterio guida le vostre scelte?
Il Lilith Festival non è una manifestazione mainstream, così come non è mai stato un contest. Dal nostro programma sono quindi tenute fuori le logiche del mercato o le logiche competitive. Quello che vogliamo rappresentare è la sfaccettata creatività delle musiciste e abbattere i cliché che governano la musica mainstream.
Ci sono artiste che dimostrano che si può fare musica di altissima qualità conservando ironia, freschezza e un sound accattivante e ballabile, è il caso di Mille e Sarafine che saranno nostre ospiti a fine luglio. Altre artiste dimostrano invece quanto una ricerca più autentica e sperimentale possa essere la chiave per avere un proprio posto nella storia della musica, come nel caso di Beth Orton che ha appena pubblicato un nuovo bellissimo e intensissimo album, o in quello di Anna Von Hausswolff che sarà sul nostro palco l’8 agosto con uno dei live più attesi dell’estate.
Villa Durazzo Bombrini è ormai uno spazio simbolo del Festival: quanto conta il rapporto tra musica e luogo?
Il Lilith Festival da qualche anno si svolge a Villa Durazzo Bombrini, perché è una location molto adatta al nostro format. Il grande parco alberato in estate può ospitare fino a mille spettatori, ma non è una delle arene estive più battute dai festival mainstream che necessitano sicuramente di spazi più ampi. È la location ideale per accogliere un pubblico che vuole ascoltare musica di qualità e per artiste e artisti che vogliono esibirsi in un contesto che valorizzi espressività e performance.
Inoltre, già dalle prime edizioni svolte a Villa Bombrini si è instaurato un rapporto di fiducia e collaborazione tra la direzione della Villa e la nostra associazione. Un rapporto importante perché condividiamo obiettivi comuni: valorizzare il sito di Villa Bombrini e dare alla periferia di ponente un festival di grande qualità, aperto e inclusivo.
L’altra location in cui il festival si svolgerà è il Teatro del Chiostro di Sant’Andrea, una piccola arena estiva ricavata all’interno dell’area archeologica delle rovine del chiostro del XII secolo. È uno spazio raccolto ma estremamente suggestivo, molto adatto ad alcuni spettacoli di qualità e di nicchia. Qui avremo più di dieci appuntamenti tra musica, dj set e teatro.
Lilith Revolution rappresenta un momento di confronto tra operatori culturali: che ruolo ha all’interno del Festival?
Una delle caratteristiche del festival, soprattutto nelle prime edizioni, è stata quella di ritagliare momenti di incontro e confronto tra musiciste, operatori e operatrici, giornalisti/e, critica e pubblico per parlare della situazione della musica d’autrice in Italia.
Nel 2019, alla decima edizione, avevamo già realizzato la prima Lilith Revolution ai Giardini Luzzati. In quella serata si sono esibite 30 artiste provenienti da tutta Italia, venute a Genova per consolidare reti e partecipare a un evento collettivo.
Allo stesso modo, in questa quindicesima edizione vogliamo celebrare la partecipazione e il lavoro di tutte quelle realtà che si sono impegnate per ridurre il gender gap in campo musicale. Abbiamo invitato collettivi, associazioni, organizzazioni e artiste singole che, in altre città o regioni, hanno lavorato con obiettivi comuni: valorizzare la musica delle donne, superare gli stereotipi, contribuire a produzioni di qualità e creare modelli che rendano più accessibile alle nuove generazioni immaginare una carriera in campo musicale, come artiste, produttrici o tecniche.
Lilith Festival 2026: il programma
30 luglio Mille
31 luglio Beth Orton
1° agosto Sarafine
2 agosto Lilith Revolution
8 agosto Anna von Hausswolff

