Curriculum Vitae è il disco d’esordio di Rareş per Needn’t. Ventiduenne, nato in Romania e cresciuto tra il Veneto e l’Emilia, dove si è trasferito per studiare musica elettronica al Conservatorio di Bologna, ha un timbro dall’identità forte e decisa, in bilico fra soul e funky. Il suo è un soul sincero dal piglio pop, intriso di malinconia e profondità e incastonato in un disco suonato al 100%, senza scorciatoie digitali. 

Rareş traccia per traccia

Un certo senso di soul, conversazioni intime e un atteggiamento “cantautorale contemporaneo” si colgono in Spalle più, che apre il disco con pronunce leggermente e volutamente trascinate.

Calma non sembra tanto calma: si parla di bar e di liquidi da versare, di persone che non servono a niente, arricciandosi un po’ su qualche dolore non troppo espresso.

Volute più morbide quelle di Maldestra, quasi una ballad, quasi un ritratto.

Il blues invade Pallore, che si allunga un po’ su toni e coraggiose ipotesi linguistiche (tipo un “mi perplime”): la versatilità della voce del ragazzo si espande sulle atmosfere notturne del brano.

Voce, riccioli di chitarra e molto dolore nella curiosa Mamma Banane, che percorre alcune ipotesi ma gira intorno a un interrogativo importante: “Cos’ho fatto mai di male/per dovermi meritare/tutta questa gioventù”

Qualche tropicalismo per un testo non proprio ricco di allegria in Io non ho parole in più, che richiama qualche idea sonora tipo Paul Simon, con chitarra e basso che forniscono una base concreta. “Lasciami essere/il cazzo che mi pare/se stringi mi fai male”.

Rallenta e fai dei giri su se stessa Miruna, che vocalizza un po’ su ambienti morbidi. Fischietta e sembra sollevarsi un po’ di morale Cresci, ma si tratta soprattutto di impressioni musicali, con un testo che si confronta con le evidenze dell’età.

Un giro di basso abbastanza corposo tiene insieme Stesi, che poi svaria a livello sonoro in maniera molto colorata.

Tutta sui diminutivi Marcellino, che dipinge piccoli acquerelli quotidiani con un po’ di poesia, mentre la sezione ritmica si occupa di dare corpo al pezzo.

La chiusura è con Vene più, tra braccia da mangiare e altri episodi di cannibalismo gentile, ma anche piuttosto doloroso.

Sincero e profondo, mai banale, ispirato, per certi versi sorprendente: davvero un’ondata di freschezza il modo di scrivere di Rareş. Un Curriculum Vitae giù piuttosto interessante a dispetto dell’età verde, con uno stile che sembra già ben delineato. Da tenere d’occhio.

Genere: cantautore

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