Recensione: Game Zero, “Rise”

Rise 1400X1400Si chiama Rise l’album di esordio dei Game Zero, band che suona un metal corposo, piuttosto vintage e con poche concessioni a idee fuori dal proprio recinto. La band nasce dall’incontro fortuito tra Mark Wright (voce e chitarra ritmica) e Alexincubus (chitarra solista, ex “Theatres Des Vampires”). I due compongono le prime versioni di quattro tra i brani presenti nell’album di esordio: “Time is Broken”, “Lions and Lambs”, “Fallen” e “Look at You”.

E’ nel corso di questa fase che si uniscono alla band Dave J. alla batteria (“Utopia”, ex ”Dragonhammer”) e Domino al basso. Con la formazione al completo, i quattro registrano un demo contenente le citate tracce, con l’intento di individuare una produzione che possa sostenerli nel progetto. E’ quasi immediato l’incontro con Gianmarco Bellumori, titolare della Agoge Records, che decide di produrre la band.

Game Zero traccia per traccia

La rapida e molto corposa The City with no Ends apre il disco proponendo sonorità schiettamente rock, vicine allo stoner ma anche al metal ancien régime. La sostanza dei fatti non cambia con la velocità di It’s Over, che a conferma della fascinazione per il metallo vintage aggiunge qualche sfarfallio di chitarra un po’ vanhaleniano.

A evitare equivoci, la chitarra si piazza già nell’atrio di Now, la terza traccia, ricca di suoni potenti e ben calibrati. Leggermente più sotto controllo i ritmi di Fallen, in cui si insinua qualche influenza goth. Si torna a correre con Don’t Follow Me, in cui entrano anche alcuni cori. Se vogliamo riprendere il gioco degli accostamenti stilistici, qui siamo forse più vicini alla scuola degli Iron Maiden, anche se i suoni del basso si distinguono per una cattiveria maggiore e più “moderna”.

Time is Broken (Rise) cede di nuovo il centro della scena alla chitarra, anche se la sezione ritmica fa il suo e i cori aggiungono qualcosa al cantato. Molto intenso il drumming di introduzione a Lions and Lambs, che indurisce ulteriormente i suoni e presenta una faccia anche più aggressiva di quella mostrata fin qui.

La sostanziale oscurità della canzone precedente passa in modo integrale anche a Purple, con qualche spazio per gli assoli di chitarra. Si continua con un metallo piuttosto cattivo, ma in questo caso anche piuttosto ambiguo, all’interno di In Your Shoes, che prima sussurra e poi urla.

Si procede con Unbreakable, che torna a modi più diretti, che trovano una certa continuità con quelli di Look at you, velocissima molto martellata. Si chiude con Escape, che si fa improvvisamente morbida. Il brano ha poi evoluzioni più urlate e roboanti, ma rimane il pezzo più “gentile” del disco.

La ricetta dei Game Zero è molto semplice e diretta. Come tutte le ricette ha vantaggi e svantaggi, ma va ascritta a merito del quartetto una coerenza totale, sia nei suoni sia nella struttura delle canzoni. Gli amanti del metal, comunque, non potranno che apprezzare.

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