Recensione: Veuve, “Yard”

Veuve.jpgUn nome  e una copertina gentili, tra fughe e riferimenti a Van Gogh, ma un suono che tanto gentile non sembra: i Veuve pubblicano Yard, esordio discografico dopo un ep pubblicato nel 2015. I Veuve nascono a Spilimbergo nel luglio del 2013: sono Felice di Paolo (chitarra), Riccardo Quattrin (basso\voce) e Andrea Carlin (batteria).

Dopo due anni di concerti, tra cui Pietrasonica Fest di Osoppo e un Go Down Records Fest al Deposito di Pordenone, la band entra a far parte di The Smoking Goat Records & Acid Cosmonaut Records, etichette discografiche indipendenti con base in Toscana. Da qui passano in studio per la registrazione del loro primo full-lenght album “Yard”, disponibile dal 26 febbraio 2016.

Veuve traccia per traccia
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Partenza potente quella che il disco si riserva con We Are Nowhere, con molto spazio per la chitarra sia in progressione sottile, sia in versione martello pneumatico. Si prosegue con Days of Nothing, anch’essa dotata della capacità di fare rumore, ma con un drumming sotterraneo che apre le danze su ritmi post grunge. Il brano sviluppa, nel suo processo, un volume di fuoco notevole, anche se il cantato rimane tranquillo.

Più calmo e psichedelico Mount Slumber, che parte piano, ma con i piatti della batteria in piena attività. Il nerbo della canzone cresce piano piano, aumentando il livello di rumore durante il percorso, con le tendenze psichedeliche bene in evidenza. Parte piano 40.000 feet, la più breve fin qui, ma anche con l’inquietudine che si insinua tra le corde.

Ha il passo pesante e cadenzato Flash Forward, un flusso strumentale molto continuo e magmatico. I tamburi tribali aprono Yeti che si butta subito a capofitto in un suono sabbathiano e stoner, con evidenti riferimenti all’hard rock dei Seventies.

Tantissima chitarra e tanto hard rock scorre nelle vene di Witchburner. Si chiude sulle note di Pryp’jat’, che fa capire fin dall’inizio le proprie intenzioni, “pesanti” ma anche con sapori psichedelici sparsi lungo la carreggiata.

Buona prima prova per i Veuve, furibondi là dove serve, ma anche capaci di plasmare sonorità fluide e caldissime, orientate ora in senso hard/heavy, ora verso mete più psichedeliche.

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