Rio Sacro: storia di una passione condivisa

Nati da un re-incontro, i Rio Sacro hanno pubblicato il proprio disco d’esordio omonimo e hanno risposto alle nostre domande.

Chi sono e come nascono i Rio Sacro?

Edoardo Commodi: La band Rio Sacro nasce dall’incontro, o meglio il ‘re-incontro”, fra me e Norberto Becchetti, che nonostante ci conoscessimo già dai tempi della scuola, ci siamo ritrovati solo alla fine del 2019 grazie alla comune frequentazione dei nostri amici liutai di ‘Liuteria Garage Made’ a Gubbio. Questo ci ha portati a suonare in maniera assidua nel mio studio di registrazione ‘La Pepita Studio’ a Gualdo Tadino, dalle cui sessioni ci siamo resi conto che stava nascendo una musica mossa da un urgenza particolare e che, nonostante fossimo stati lontani per tanti anni e avessimo fatto dei percorsi di vita differenti, avevamo intenti sonori assolutamente in sintonia. Un tipo di energia sonora che ci ha spinti a lavorare in modo da porre le basi per il lungo viaggio che ci ha portati a questo primo album.

Qual è il background del vostro disco d’esordio?

Edoardo Commodi: C’è chiaramente una passione condivisa per le colonne sonore e la musica cinematica, poi Il gusto per certa musica anglofona ci ha colti entrambi in tenera età, ascoltarla e suonarla per molto tempo ha fatto sì che certe cose ora ce le ritrovassimo nelle mani. Certamente ha giocato un ruolo molto importante anche lo stare a stretto contatto con alcuni dei musicisti della scena musicale romagnola (Villa, Don Antonio, Sacri Cuori…), che forse più di ogni altra in Italia ha avuto la visione e la sensibilità di incorporare certi moduli della tradizione italiana con influenze d’oltreoceano, creando così un sound nuovo e dalla grande potenza evocativa.

Noi stiamo chiaramente scavando sulla loro stessa traccia, ma usiamo i nostri strumenti per farlo; essendo due montanari dell’Appennino centrale che vedono il mare con il binocolo da punti panoramici, abbiamo nel cuore una musica che possa raccontare di paesi in alta quota che stanno morendo, di feste di piazza e di anziani seduti con i gomiti appoggiati sugli schienali delle sedie, di donne misteriose e luoghi mistici in valli remote, ricordi d’ infanzia che tornano trasfigurati e distorti. Il tutto convive come il fluire di un fiume che scorre impassibile, che ha già il suo percorso scritto, non soggetto alle leggi degli uomini che vivono sotto il sole.

Le vostre composizioni sono quasi del tutto strumentali, ma qui e là qualche voce spunta. Pensate di incrementerete l’uso della voce nelle vostre composizioni future o state bene così?

Norberto Becchetti: Non ci è dato sapere cosa andremo a fare in futuro, ma forse una cosa che ci piacerebbe sperimentare è quella di affidare l’esposizione dei temi melodici a degli strumenti a fiato. La voce è in tutto e per tutto uno strumento chiaramente, ed è così che l’abbiamo trattata in questo primo album, dove appunto è presente una voce femminile (quella della cantante Jazz Anna Calderini) che canta delle melodie ma non dice delle parole.

Probabilmente ci sarà ancora più spazio per la voce nelle prossime cose che andremo a scrivere, e non è detto che non faccia incursione qualche testo, anche se garantiamo il fatto che la nostra proposta stilistica rimarrà sempre con un taglio principalmente cinematico e strumentale.

Qual è il brano più significativo del disco, nella vostra ottica?

Norberto Becchetti: Stella del Mare è un brano a cui sono molto legato, ma se devo rispondere con un’ottica condivisa fra me ed Edoardo il brano da citare è sicuramente Crocevia, perché è il primo brano che abbiamo scritto insieme e ha cambiato pelle diverse
volte nella sua stesura. Il mixaggio analogico realizzato da Roberto Villa e Franco Naddei a L’Amor Mio Non Muore gli ha impresso un senso di eternità che ce lo restituisce al massimo del suo potenziale evocativo. Chiaramente tutto il disco ha avuto quel tipo di trattamento, ma ricordo che quando ascoltammo il mix finito di Crocevia ci fu davvero della commozione.

Questo lavoro è uscito con due etichette differenti, l’umbra JAP Records e la romagnola L’Amor Mio Non Muore Dischi, come è nata e come si è sviluppata questa collaborazione?

Edoardo Commodi: Ero andato a registrare all’Amor Mio Non Muore già nel 2018 per la realizzazione di Outset dei Diraq, una band con cui suono ormai da tredici anni. Quello fu un lavoro molto importante per me anche per il fatto di aver creato un piccolo ponte collaborativo fra l’Umbria e la Romagna, favorendo così l’incontro fra Andrea Spigarelli di JAP Records (l’etichetta perugina per la quale uscì Outset) e lo stesso Roberto Villa de L’Amor Mio Non Muore.

Dopo aver registrato il disco Rio Sacro a La Pepita Studio, sentimmo l’esigenza di effettuare un mix in analogico, e affidammo così questo lavoro a Villa, il quale propose di essere partner dell’uscita del disco, essendo L’Amor Mio Non Muore uno studio di registrazione che promuove uscite discografiche selezionate con tanto di realizzazione del vinile come supporto fisico.

Ovviamente questo per noi è un grande privilegio, le due etichette collaborano in perfetta armonia ed ognuna ha il suo raggio d’azione, ma soprattutto è stato bello vedere come una musica nata fra due chitarristi nella solitudine di uno studio situato in
mezzo alla campagna Umbra, abbia poi incuriosito e avvicinato sempre più persone, creando un gruppo di amici e collaboratori che sposano la stessa visione e lavorano per promuovere musica in cui credono.

Quando e come porterete dal vivo il disco?

Norberto Becchetti: Stiamo portando dal vivo questi brani da prima che uscisse il disco nell’aprile di quest’anno, continueremo con impegno per tutta l’estate e sicuramente per gran parte della stagione invernale, cercando di coprire il più possibile tutto il territorio nazionale.

Ovviamente uno dei ‘plus’ per poter suonare tanto è il fatto di avere la possibilità di proporre questa musica con tre formazioni differenti, in modo da poter offrire un set adeguato in base al contesto in cui ci si esibisce. Infatti per i piccoli spazi è molto adatto il duo base a due chitarre o al limite il set molto particolare in trio che abbiamo curato assieme a Michele Fondacci, il quale suona la batteria contemporaneamente al synth bass, fino ad arrivare al classico quartetto per le situazioni più grandi che vede l’aggiunta di Giulio Catarinelli al basso elettrico.

Questi due musicisti sono legati a noi in tutto e per tutto, sono coloro che hanno registrato nel disco e li consideriamo dei membri della band a tutti gli effetti. Generalmente sia nella nostra comunicazione on line che al termine dei nostri concerti salutiamo il pubblico con la frase “Siate Affluenti Del Rio”, una specie di motto che racchiude l’essenza della nostra musica.