Uh è il nuovo album di Roberta Barabino, in uscita per l’etichetta 6T3. Il disco, quarto lavoro in studio della cantautrice, è composto di nove tracce folk e intimiste, nate nell’arco di diversi mesi come frammenti di vita da custodire e rielaborare.
Sono arrivate in un periodo in cui avevo la sensazione che non sarei più stata in grado di scriverne, e invece è successo di nuovo. Così ho potuto dare forma a momenti di vita che non sapevo come altro elaborare
Ad anticipare l’album sono uscite Esperando na Janela (che abbiamo ospitato in anteprima), personale interpretazione di un classico della musica brasiliana, e V Grado, brano originale in duetto con Tommi Scerd. Uh è il sinonimo dello stupore e della meraviglia di ritrovarsi a scrivere e osservare le parole che prendono corpo, creano nuove immagini e poi, incontrando la musica, si trasformano in canzoni.
Roberta Barabino traccia per traccia
La sensibilità sottile della cantautrice è già molto evidente da Balena, che apre il disco. Qui non si va a caccia di Moby Dick, come con il Banco o gli Zeppelin. Anzi qui si parla di grazia e di amiche (nell’al di là), in una marcia gentile cantata sottovoce, capace di avvolgere e di abbracciare.
Rimane calma anche Lampi, che disegna una danza che parla di occhi che si incontrano, di cose che si perdono ma di sensazioni che si acquistano. Ecco poi V Grado, che avanza a passo cadenzato e che sostanzialmente si divide in due: una prima parte cantata soltanto da Roberta, e la seconda in cui entra Tommi Scerd, con anche gli archi a sostenere il movimento. Pensieri insopportabili raccontati con un sorriso e qualche pizzico di malinconia.
Il Paradiso può attendere, come in un film ormai antico, mentre il brano ondeggia con un minimo di leggerezza, sostenuta dai cori. Le istruzioni non funzionano, le risposte latitano, ma la voglia di ridere può affacciarsi anche in modo imprevisto.
Tornano gli archi, ma c’è anche il pianoforte, in Lo so che lo sai, pervasa di malinconia e anche da qualche piccola nota drammatica, con un’aura vintage che si stende su tutta la canzone.
Solo un paio di note di chitarra invece per Due di notte, che racconta nel dettaglio del padre e che si diffonde con tranquillità su narrazioni autobiografiche, intime e introspettive, con la grazia che portano le canzoni importanti.
Ecco poi Esperando na Janela, che ci ricorda come il portoghese, ascoltato distrattamente, ricorda un po’ il genovese: sarà anche per questo che questa cover, parzialmente fischiettata, si adatta molto bene al tessuto dell’album.
Si torna sulle tastiere con Come sei, che ha idee romantiche che si elevano piano piano. A chiudere, ecco Bruno, che parla di somiglianze, spingendo avanti un ultimo episodio morbido per un disco che ha fatto delle carezze la propria arma di seduzione.
Prodotto da Mattia Cominotto al Greenfog Studio, l’album di Roberta Barabino mantiene salda una fortissima coerenza sonora e testuale. Le storie, sempre soffici ma sempre molto personali, raccontate dalla cantautrice genovese prendono forme fluide che si adattano bene all’ascolto in un mattino d’autunno (o anche in molti altri momenti, ma ora è mattina ed è oggettivamente autunno, quindi vado sull’empirico).
Oggettivamente Uh, cioè il titolo, è l’unico momento in cui Roberta alza la voce, mentre dal vivo sa proporre anche registri un po’ più energici: è stata quindi una scelta quella di tenere sottovoce anche emozioni che palesemente gridano dentro. Ed è una scelta corretta, perché ha dato vita a un ottimo lavoro.








