Roberto Ventimiglia, “Raw”: la recensione

Roberto Ventimiglia pubblica Raw: registrato autonomamente nelle stanze di casa come il precedente ep Bees Make Love to Flowers nel periodo tra maggio e agosto 2019, l’album – il primo a marchio Gusville, esce oggi e raccoglie nove pezzi elettroacustici di diverso carattere e ispirazione, scritti tra l’uscita del primo ep e la fine del successivo giro di concerti a suo supporto.

I testi tornano a insistere nuovamente sul tema dell’amore romantico con appunti presi da varie prospettive, su nove tracce che hanno una base, non esclusiva, acustica.

Roberto Ventimiglia traccia per traccia

Si parte piano, con la breve ma già piuttosto intensa Stepping stone. Argomenti sonori più densi quelli proposti da 2081, che si arricchisce di percussioni elettroniche e di un umore un po’ meno sommesso.

Morbide sensazioni un po’ jazzate emergono per accompagnare Love is. Ma se l’atmosfera in questo brano è tutto sommato leggera, altra aria molto più cupa assume Just This, quasi ineluttabile.

L’elettricità serve ad accendere motori e dolori di Recollection, una delle più aggressive, anche a livello di testo, dell’album.

Battiti aperti e sensazioni sotterranee si incrociano all’interno di One-Hour-Love. Tempi più allungati quelli che affronta Forever and a Day, ballad elettrica soft.

La title track Raw echeggia di suoni rotondi e si sostiene con un buon groove di basso. La chiusa con Christmas Blues arriva un filo fuori tempo a livello di calendario ma termina il disco su una nota morbida.

Influenze internazionali e intenzioni personali quelle che Roberto Ventimiglia colleziona e distribuisce all’interno di un disco non perfetto (del resto è Raw) ma interessante e ricco di spirito.

Genere: songwriter

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