Samu, all’anagrafe Samuele Maistrello, è nato a Padova, è cresciuto a Vicenza e scrive da quando era bambino: fogli, note del telefono, qualunque cosa gli passasse per la testa. Nel dicembre 2022 ha pubblicato Tutto il contrario di tutto, il suo primo album, e poi ha lasciato passare molto tempo. Il 9 ottobre è tornato con Sono qui, un singolo che lui stesso descrive come un urlo alla vita e ai sogni, perché vengano a salvarlo in mezzo a un mare di dubbi.
Il brano ha una forma particolare: un’unica lunga strofa che cresce fino a un solo ritornello finale, suonato dall’inizio alla fine, con l’idea di restituire un live puro. Samu racconta di averlo scritto in pochi minuti e di aver capito subito che era quello giusto per ripartire.
Abbiamo parlato con lui di questo ritorno, del rapporto quasi terapeutico che ha con la scrittura e di cosa si porta dietro dopo gli anni tra Padova, Vicenza e la parentesi milanese. Ne è uscita una conversazione diretta, con un cantautore che dice di vivere le canzoni come un rifugio, il posto dove può dire cose che non direbbe quasi a nessuno.
Il filo che tiene insieme le risposte è la sincerità. È il suo credo, Quello che sono, quello che siamo, già al centro del primo disco: un ponte tra chi scrive e chi ascolta, che qui si ripresenta con gli strumenti suonati messi in primo piano. In fondo c’è anche un messaggio per il Samuele di qualche anno fa, quello che a tratti rifiutava la propria strada prima di capire che era quella.
Ciao Samu, partiamo subito da questo ritorno: Sono qui apre ufficialmente un nuovo capitolo dopo il tuo album d’esordio del 2022. Che sapore ha questa nuova partenza?
Ha un gran sapore di rivincita, di liberazione e voglia di tornare, finalmente direi. Quando abbiamo chiuso Sono qui ho subito pensato fosse il pezzo perfetto per tornare a far uscire musica dopo tanto tempo. Già dal titolo e dall’urlo finale ai sogni si capisce con chiarezza dove punta il mio e il nostro percorso.
Nel presentare il brano hai parlato di un vero e proprio urlo alla vita e ai sogni, un modo per farsi salvare in mezzo a un mare di dubbi. Quanto c’è di terapeutico nella scrittura di questo pezzo?
Scrivere e far nascere una canzone per me è sempre la migliore delle terapie, forse quella che mi fa più effetto. Vivo le canzoni come un rifugio dove andare, dove essere veramente me stesso, buttando fuori cose che forse non direi quasi a nessuno. Per questo anche questo pezzo, nel momento esatto in cui l’ho scritto, è stato medicina ai miei tormenti, come sempre accade.
Rispetto alle sonorità rock e pop-rock che hanno caratterizzato il tuo primo disco, come si muove musicalmente Sono qui e in che direzione sta evolvendo il tuo sound?
Non mi piace incasellare le canzoni o dare limiti alla creatività, però tengo tantissimo alla riconoscibilità di ciò che faccio e al riconoscersi di chi le ascolta. Le mie sonorità di base rimangono su un sound pop, rock e cantautorale, ma con le esperienze e il vissuto anche le canzoni avranno colori diversi, dando un volto sempre differente, rimanendo però sempre fedeli a se stesse.
Tra Padova, Vicenza e la parentesi milanese che ti ha formato, quanto ha inciso il fattore geografico e il cambiamento di prospettiva in questa nuova fase artistica?
Scrivo ciò che vivo, e la vita, i luoghi, i momenti e le persone sono un fattore fondamentale per la mia scrittura e le mie canzoni. Con il passare del tempo mi sono sempre sentito uno senza una vera casa, che vede riparo nelle persone in cui trova amore. Ogni tappa però ha segnato dentro di me qualcosa, nel bene e nel male, mi ha plasmato, anche cambiato, e questo bagaglio poi si rispecchia nella penna.
Hai vissuto un’adolescenza in cui a tratti hai quasi rifiutato le tue stesse propensioni prima di capire che la strada era questa. Guardandoti adesso, cosa diresti al Samuele di qualche anno fa?
Gli direi che è tutto normale, che ogni cosa ha il suo tempo. Anche il tempo per capire, imparando dagli errori, quale davvero sia la sua strada. Il tempo per capire che non ne può fare a meno e di rimanere sempre quel bambino con i sogni più grandi di lui, come dico in un mio pezzo del primo disco, perché ci sarà un tempo anche per i suoi sogni.








