San Leo, “Y”: la recensione

San Leo è un duo riminese chitarra-batteria attivo dal 2013, da sempre ispirato all'esoterismo, all'alchimia, al mistero e alla magnificenza degli elementi naturali. La cifra stilistica della band si traduce in un sound sinistro e primordiale, un viaggio evocativo al di fuori della contemporaneità. Y è il completamento della trilogia iniziata con i precedenti XXIV (2015) e DOM (2017).

San Leo traccia per traccia

Sono soltanto quattro le tracce del nuovo disco dei San Leo, ma si tratta di quattro tracce prolungate, anche a partire dai titoli, come da tradizione della band. Si parte per esempio da Una presenza, una doppia entità nascosta nell'ombra: tra le fenditure del legno risiedeva il riflesso del vero volto.

E si parte piano, in modo sommesso e quasi crepuscolare, ma con un sentimento di crescita incombente. Infatti quando parte il drumming si realizza come la tempesta stia arrivando, inquieta e nervosa.

La seconda traccia è La lama in attesa, la vertigine di un gesto inesorabile, l’eco sinistra delle urla del re, presagio di regicidi. Qui si echeggia in modo sinistro e gutturale sulle prime, a concentrare l'attenzione sull'agguato che sta per arrivare. E l'agguato arriva, ovviamente, rumoroso ma anche solenne.

Più terreni i brividi che trasmette Lasciami precipitare come pioggia di meteore: a me fuoco e distruzione, a me catastrofe e rinascita: qui non c'è attesa e non c'è introduzione, si parte a martello fin da subito, con la chitarra imperante.

La calma, relativa, si manifesta invece più tardi, ma sempre animata da un battito continuo e nervoso, prima della ripartenza e di nuovi inabissamenti. Nella risacca udì la voce della mutazione marina, un sussurrare di ossa tramutate in conchiglie chiude l'album, e non è un'uscita tranquilla.

Leggermente più breve delle altre, la "canzone" di chiusura armeggia minacciosa in partenza, lasciando che le note si allunghino nello spazio. Qui la tensione non sfoga, e rimane ad aleggiare per tutta la durata del brano.

Disco potente, ma quello è quasi scontato, per i San Leo: meno scontata la capacità di variare atmosfere e piani espressivi, utilizzando tutto l'arsenale emotivo a propria disposizione.

Genere: slowcore

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