swan•seas, “songs in the key of blue”: recensione e streaming

Con quel pallino nel nome inserito giusto per incasinarmi la formattazione dell’articolo, esordiscono gli swan•seas con songs in the key of blue. Nove brani cantati in inglese, nove fotografie che cristallizzano la prima fase di vita della band, sviluppatasi a cavallo della pandemia Covid-19 e caratterizzata da continui cambi nella formazione. 

I brani ruotano attorno al classico triangolo chitarra/basso/batteria, ma la palette sonora si arricchisce anche di inserti elettronici e di drum machine. Le coordinate musicali vertono su un indie rock di impronta ‘90s di scuola sia UK che USA, venato di sfumature shoegaze e dream-pop.

I testi, tutti a firma di Corrado Angelini (voce/chitarra), compongono trame introspettive dove il tema dell’assenza e delle sue conseguenze, filtrato attraverso un linguaggio personale che si fonde a metafore e citazioni, è il fil rouge che lega i nove brani.

swan•seas traccia per traccia

L’apertura è affidata a frosted glass, che chiarisce fin da subito in quale ambito ci troviamo: il rock alternativo internazionale, con tracce di post punk e new wave, con una certa fascinazione per la fine dei 90s e l’inizio degli anni 00, con una malinconia espressa con toni anche maestosi.

Si può pensare a Suede e band della stessa estrazione sull’intro di fuzzy feeling, che poi prosegue un percorso aperto, moderatamente rumoroso, piuttosto fluido.

Ci sono idee da seguire in a line slowly tracing, altra espressione di malinconia elettrica che si forma poco a poco. Con clarity si allargano gli orizzonti senza alzare particolarmente i ritmi, dando tempo e modo alle sonorità di esprimersi in ampiezza.

Modi abbastanza agili quelli con cui si racconta ethan, che prende possesso della pista evocando altri possibili paragoni con band internazionali del passato. Più intima fountainhead, che però si apre a ventaglio e consente spazio alla chitarra per tutti i propri ceselli. Finale sotterraneo o forse subacqueo, a caccia di tesori sonori.

Atmosfere molto delicate quelle che si propongono in 2002, che lascia ancora più spazio al suono di chitarra, in un climax emotivo e di sensazioni notevole. Si prosegue con drop to the floor, che tiene le emozioni a bada ma che lascia spazio a una parte conclusiva del brano più elettrica e determinata.

Chiusura del disco fra battiti potenti con such a drag, congedo malinconico ma non silenzioso dal disco.

Perdono agli swan•seas il puntino in mezzo al nome anche perché il loro disco è intenso, potente, molto lucido: un’ottima collezione di brani che risentono ovviamente di influenze e del genere d’elezione, ma non se ne fanno frenare ed esplorano sempre.

Genere musicale: shoegaze, indie rock

Se ti piacciono gli swan•seas ascolta anche: We Melt Chocolate

Pagina Instagram swan•seas