Synthomatics, “Take Care”: recensione e streaming

Take Care è il nuovo album di The Synthomatics, band che nasce come collettivo che racchiude diversi musicisti ed esperienze artistiche. I primi lavori si muovono intorno al repertorio di Claudio “Fresh” Colucci, con cui la band realizza i primi due ep: Fresh and The Synthomatics (2015) e Synthomatology (Angapp, 2017).

Un terzo lavoro viene rilasciato nel 2018 dove la band supporta il rapper Tenko Bloodlaire nel suo ep solista Standing on the Real
Side
. Alla produzione di lavori in studio i Synthomatics affiancano un’intensa attività live che li porta a calcare diversi palchi, tra con-
certi stand alone e festival in rassegna con nomi quali Ana Tijoux, Willy Peyote, Piotta, Studio Murena e Davide Shorty.

Un nuovo capitolo si apre con la collaborazione della band al repertorio solista di Sara Rotunno. Voce dal background accademico jazzistico, corista nell’album “1920” di Achille Lauro e con Mario Rosini e il Duni Jazz Choir per l’album Wavin’ Time, Sara segna il punto di inizio per la realizzazione del progetto artistico che porterà alla pubblicazione dell’album Take Care e la vittoria del bando PugliaSound.

A questo ultimo lavoro discografico, oltre al trio base dei Synthomatics (Mattia Caforio / batteria, Paolo Clemente / basso, Andrea Loliva / tastiere), prendono parte diversi musicisti pugliesi tra cui Gaetano Partipilo al sax, Aldo di Caterino al flauto, Nanni Teot alla tromba e il rapper LGNDEE.

Sythomatics traccia per traccia

Partenza subito ricchissima di sensazioni soul con Take care of yourself, quasi title track che vola alto in un cielo di sonorità leggere ma solide.

Più morbide e malinconiche le atmosfere di Nardis, almeno sulle prime: poi il discorso si fa più ritmato e pieno. Con Your Name si esplorano discorsi un po’ più vicini al jazz e ai canzonieri classici degli autori americani.

C’è LGNDEE a offrire qualche spunto hip hop in Self Praise, che rimane morbida ma accogliendo elementi appuntiti al proprio interno. Contrasti sonori e anche tra cantato inglese/rap italiano per fornire sensazioni di sfasamento all’interno del brano.

Atmosfere notturne e molto levigate quelle che mette in piedi Empty Dreams, sogni vuoti riempiti soprattutto di sensazioni soul. Molto mobili e fiorite le sensazioni trasmesse da Confession, con il flauto di Aldo di Caterino a svariare su tutto il fronte del brano.

Si viaggia in Precarious Balance subito dopo, con un altro pezzo mobile e ricco di energia, con il sax a regalare colori e aperture ulteriori. Il disco si chiude con Up in a Swirl, che si concede alcune libertà strumentali per regalarsi un’uscita particolarmente suggestiva.

The Synthomatics confezionano un album ricco e completo, con tantissime emozioni al proprio arco e con una grande maestria nella gestione di sensazioni e strumenti. Paesaggi sonori molto ricchi sono protagonisti della scena creata dalla band, in collaborazione con Sara Rotunno e con tutti gli ospiti del disco, in un lavoro molto intenso e vibrante.

Genere musicale: soul, jazz

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