IA è l’album d’esordio dei Teatro Euphoria. Il disco esplora il fragile equilibrio tra uomo e tecnologia, tra impulso creativo e artificio digitale, tra lucidità e delirio. IA nasce come un concept album: un itinerario dentro la mente dell’artista moderno, figura che oggi più di chiunque altra si confronta con l’intelligenza artificiale: lo strumento più rivoluzionario e controverso del nostro tempo.
Il percorso narrativo affronta temi come la dipendenza dalla tecnologia, la presa di coscienza, il senso di colpa e, infine, la perdita della ragione. Un viaggio che mette in luce ciò che rende il gesto artistico ancora autenticamente umano.
Ogni brano è introdotto da una traccia che prepara l’ascoltatore alla scena successiva, costruendo un racconto sonoro coerente e immersivo. A chiudere il percorso c’è Scacco, primo singolo estratto dall’album: il punto di massima tensione emotiva, in cui l’artista non distingue più sé stesso dal proprio riflesso digitale, né la propria opera da quella generata dall’algoritmo.
Teatro Euphoria traccia per traccia
p(doom) apre il disco con una breve introduzione poetica e piuttosto fiorita, sia come linguaggio, sia a livello di suoni. Poi tocca a I.A. (Introspective Art) far decollare il lavoro e le sensazioni, entrando in un tunnel elettronico piuttosto vertiginoso ma anche ricco di influenze differenti.
Altro recitato quello che caratterizza Incubo, che mette a confronto intelletto umano e artificiale, con ovvi profili spaventosi. Anedonia è una ballata morbidissima e molto intima, sempre con lessico molto aulico. Chitarra e fiati tengono insieme una melodia semplice ma elaborata, che finisce in un assolo di chitarra elettrica molto virtuoso.
Per voce recitante e pianoforte, ecco poi incominciare Chimera, che cambia strumenti in corsa ma non toni. La siccità, problema piuttosto noto in Sicilia, diventa una metafora della scarsità di sensibilità altrui.
La lunga Batracomiomachia (l’omerica battaglia tra rane e topi) parte piano ma sale di colpi ben presto, facendosi drammatica e sanguinosa. La seconda parte del brano scorre in modo fluido scivolando su uno strumentale che trasmette potenza e passione.
Tempo di indicare poi l’Usurpatore, che di nuovo punta il dito contro la tecnologia utilizzata senza consapevolezza artistica. Ecco poi Bramosia, particolarmente teatrale, ora più clamorosa, ora più sommessa.
Un pizzico di ironia entra in Genio, che di nuovo mette a paragone contemporaneità e antichità, con ovvi vantaggi per l’antichità, prima che la batteria entri a precipizio. Storie interne della band caratterizzano il dialogo di Metrofobia, quasi jazz prima di un finale convulso.
Si chiude con Scacco, che prosegue su toni tra l’ironico e il grottesco, con qualche accelerazione e qualche incursione nel campo del rap più “intellectual”, con un profluvio di giochi di parole. I fiati, immancabili, qui allargano il proprio campo di influenza.
Totalmente incuranti di ciò che la musica contemporanea propone (legittimo) i Teatro Euphoria si immergono in un percorso particolarmente nostalgico e “alto”, ricercando il contatto con un pubblico che forse non esiste più e rimpiangendo questo sforzo vano già durante il corso dell’album.
Devo essere sincero: sono molto più convinto dai suoni che dai testi, un filo troppo ampollosi per i miei gusti. Ma la sincerità e la passione riversata nelle tracce dai Teatro Euphoria è del tutto innegabile, e il lavoro strumentale assolutamente di alto livello.

