The Love Thieves, “Soft”: la recensione

love thievesSi chiama Soft il primo album di inediti di The Love Thieves, band toscana dalle sonorità synthpop/rock/wave. Il disco parla di esperienze personali e riflessioni che riguardano temi del giorno d’oggi, come l’amore, l’amicizia, il lavoro e tutti i pro e contro che ne conseguono. Il disco si rifà principalmente alla scena new wave degli anni ’80, anche se reinterpretata in chiave moderna e talvolta più positiva.

The Love Thieves traccia per traccia

Si parte da Secret Love, pezzo energico vicino al power pop che inizia a descrivere un sound diretto e senza troppi fronzoli. Più oscure le dinamiche di Clomipramine, che risente in modo molto evidente delle influenze della dark wave anni ’80, benché ingentilita dalla voce della cantante. Anche The Island conferma le influenze “dark” (primi Cure, Joy Division) alzando la velocità.

Meatball accentua invece qualche caratteristica pop, mantenendo però per il finale qualche svisata storta a sporcare un po’ il foglio. Intensità rock accentuate in 40901, cattiva al punto giusto. Anche Midnight ha ritmi alti e atmosfere oscure e sfaccettate, con la chitarra che nella seconda parte si prende qualche libertà in più.

Dopo la rapida Eko, si passa, ancora senza abbassare la velocità, a Follow Your Dreams, particolarmente martellante. Il contrasto tra voce morbida (così come cover, titolo e nome della band) e sound della band è a volte straniante, ma ci si può fare l’abitudine. Si chiude con Letter to You, che abbassa i toni e i volumi, ma senza esagerare: quel tanto da costruire un discorso a carattere più suggestivo e intimo.

L’album dei Love Thieves suona bene e viaggia veloce, pur non rappresentando una pietra miliare del rock contemporaneo. Ma le influenze sono gestite nel modo giusto, le canzoni piacevoli e ci sono scintille che meritano di essere coltivate, all’interno della band.

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