The Shalalalas, “Just the way we do”: la recensione

the shalalalas

A dieci anni dal loro primo lp There are 3 las in Shalalalas, il duo romano The Shalalalas torna con Just the way we do, il nuovo album che racchiude tutto il loro percorso in uscita per Bassa Fedeltà su tutte le piattaforme digitali e in vinile. Un disco libero e sincero che spazia tra rock, indie-pop e suggestioni dream-folk e che contiene sei brani inediti, diversi tra loro ma legati da una visione musicale coerente e personale, costruita nel tempo.

The Shalalalas traccia per traccia

Con molta dolcezza, il disco prende il via da It’s time, dolce e malinconica apertura contrassegnata da un songwriting di impronta come sempre internazionale ma più pop che folk.

La parte giocosetta del duo emerge meglio in Just for fun, con Valentina Polinori: il brano armeggia un po’ con le percussioni e con le voci, per discorsi intimi ma sorridenti.

Ritmi più marcati quelli proposti da Stay, che affronta alcuni dubbi di fondo in maniera molto dinamica, con gli strati sonori che si sovrappongono, frullando le emozioni a velocità alte.

Improvvisamente muscolare, quasi garage, ecco poi Let’s Shalalala, in combutta con Bengala Fire, a offrire la vista sulle prospettive più ruvide e rumorose del sound di una band solitamente molto più gentile di così. Ma il contesto è giusto e la variazione sul tema benvenuta.

Si torna subito al dolce con Song for Mara, con armonie vocali e un’atmosfera molto soft, con la chitarra acustica a dettare i suoni e le strade da seguire. Crazy, again torna a fare i conti con qualche istinto rock ed elettrico, grattando un po’ e ampliando gli orizzonti.

Waterfall si distende fluida e rapida, alle prese con cascate di emozioni e di intensità. Me and Terry, con Aurora d’Amico, racconta di avventure amichevoli sperimentando diverse interazioni vocali, su un mid-tempo non privo di spirito, né dei suoni del violino.

Las Vegas non è una scommessa né un giro di roulette, piuttosto una ballad morbida e vintage, che distende le proprie ali in modo malinconico. Si chiude con il remix di Cesare Petulicchio di Hold me tight, contenuta in Boom del 2018.

Dieci anni dopo l’esordio The Shalalalas hanno insegnato a molti con quanti “las” si scrive il loro nome e anche a riconoscere il loro sound, sempre gentile, sempre influenzato dal folk internazionale, sempre ispirato e convinto.

Il nuovo disco è conferma e superamento dei punti di riferimento ormai raggiunti, con qualche piccola avventura oltre le proprie personali colonne d’Ercole. Anche le interazioni con altri artisti si possono interpretare come un tentativo di ampliare lo spettro degli stimoli e degli impulsi, tutto fatto con eleganza e con grande naturalezza.

Genere musicale: dream pop

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Pagina Instagram The Shalalalas

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