Tiziano Bianchi, “Now and Then”: la recensione

tiziano bianchiNow and then è il primo disco solista del trombettista Tiziano Bianchi, prodotto dal leggendario trombettista americano Tiger Okoshi, suo docente al prestigioso Berklee College of Music di Boston. Il disco, suonato in quartetto, presenta un suono molto personale, dato anche dalla scelta di utilizzare il violoncello al posto del contrabbasso.

La tracklist presenta sette brani originali e due arrangiamenti di brani dei Radiohead e di Erik Satie. Credibilità ulteriore al progetto arriva dalla preziosa partecipazione di Giovanni Lindo Ferretti nel brano che dà il titolo al disco e sintetizza il messaggio positivo di tutto il lavoro.

Tiziano Bianchi traccia per traccia

Il discorso si apre su una gentile Memories, che racconta di ricordi con l’ausilio morbido della tromba e del pianoforte, su piccole cascate di note sfavillanti ma non prepotenti. E’ il recitato della voce inconfondibile di Ferretti ad aprire Now and Then, che presta il fianco a soluzioni complessivamente più acide e più jazz, nel proprio percorso.

Grease, a dispetto del titolo, non pare particolarmente imbrillantinata e di certo non fa riferimento a Olivia Newton John e John Travolta, ma disegna strade morbide e degne di qualche oscurità, con una struttura che apre in modo minimalista ma poi si allarga a ventaglio, con notevole contributo della batteria. Spunti drammatici quelli su cui si articola Horses, in un’atmosfera carica e pensosa, che si cambia di abito prima della fine del pezzo.

E’ il pianoforte ad aprire Artic Dust, polvere artica sulla quale si deposita la tromba, con sordina, di Bianchi, per fornire un’atmosfera non particolarmente fredda ma leggermente minacciosa. Ancora pianoforte per The Sleep of Sorrow through the Ages, con movimenti di drumming nel sottobosco, per un procedimento lento ma continuo.

Ecco poi la cover di Knives Out, cui il pianoforte offre lo sfondo, mentre la tromba si occupa della parte melodica e frontale, almeno all’inizio. Il dramma intimo della canzone di Yorke e compagni è compreso e reso in modo sentito, quasi con maggior pathos che nell’originale. Just a Love Affair arriva ad assicurare altri movimenti fluidi e più in rapporto con matrici schiettamente jazz. La chiusura è affidata alla Gymnopedie #1 di Erik Satie: come spesso nell’album, apre il pianoforte, lasciando poi le redini del discorso alla tromba di Bianchi.

Alti livelli di intensità si alternano a istanti di leggerezza nel corso del disco di Tiziano Bianchi. Pezzi dalle vite molteplici riempiono un disco che scorre in modo fluido, arricchendo piano piano l’esperienza dell’ascoltatore.

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